Ora legale o fatale?

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E va bene, prendiamone atto con una certa filosofia: la notte scorsa è capitato di dover spostare le lancette dell’orologio in avanti di un’ora. Un atto di ordinaria amministrazione o di straordinaria follia? Un gesto di operativa e assonnata normalità o una indegna forzatura di dimensioni epiche? 

Leggendo la stampa del mattino, la sensazione è quella di un bollettino di guerra, di una debacle irreversibile per una parte dell’umanità travolta da una deviante sindrome.

Cavoli, per molte persone avrà pure conseguenze negative , qualche “drammatica” alterazione dell’appetito, una sconveniente sensazione di costante sonnolenza, una “travolgente” ondata di spossatezza e di sfinimento, una maggiore irritabilità che alimenta una miriade di effetti collaterali alterando gli affetti familiari: il presentimento è che qui ci scappi il morto di sonno.

Mentre dalle parti del canale di Suez si intrecciano i tentativi per disincagliare quel pachiderma imbranato della “Ever Given”, che ora sembra poter uscire dal suo sabbioso limbo, una nave cargo rimpinzata di container come una millefoglie il cui blocco costa lo scherzetto di 8 miliardi al giorno, grandinano i consigli su come affrontare quei sessanta minuti notturni sottrattici proditoriamente.

Fortunatamente ci viene in soccorso l’astrologia che accenna a incroci favorevoli di pianeti che potrebbero favorire un parziale recupero, mentre seriosi esperti dicono che il tutto si può riassumere in un piccolo Jet-Lag nonostante il depistaggio degli iettatori di turno che paventano  un Jumbo Tilt, soprattutto pernicioso per i meteosensibili, assediati da tsunami soporiferi che neppure la Queen of the Skies potrebbe esorcizzare con qualche clamoroso vuoto d’aria. 

Il tormentone assume dimensioni da tragedia greca quando parte il disco dei parecchi giorni che serviranno per trovare un decente equilibrio psico-fisico, per riprogrammare tutte le dinamiche delle nostre abitudinarie architetture, dalla resa fisica a quella intellettuale.

Intanto ecco la mazzata più micidiale: chi è abituato ad andare in bagno ad orari precisi, potrà accusare qualche significativa irregolarità intestinale con il rischio di dover demandare l’evacuazione del Frecciarossa delle 9 e 28 a qualche derelitto treno locale di percorrenza pomeridiana.

Provvidenziali giungono le sventagliate dei consigli della Medicina , così originali e inaspettati da provocarti una lievissima eruzione cutanea: ai “gufi” (i tiratardi) è raccomandata la cura maniacale della luce d’ambiente, evitando fonti luminose blu-verdi, che trasmettono al cervello l’imput di non dormire. Alle “allodole” (i mattinieri) corre l’esortazione di prestare attenzione alla guida e di non strafogarsi nell’uso di tablet e PC.

Il precetto si estende a implementare l’attività sportiva, a non eliminare l’uso del caffè (e chi se lo sognava?) e a farsi un massaggio ai piedi.

E mentre mi friziono gli alluci ricontrollo le fasi di sblocco del corpaccione della “Ever Given” che si eleva per circa 60 metri sul livello del mare, come un palazzo di una ventina di piani.

Partita da Yantian, in Cina, riuscirà mai ad approdare al porto di Rotterdam?

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