Povero killer, che brutta giornata

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Il fatto è avvenuto l’altro ieri in Georgia (USA): Robert Aaron Long, 21 anni, entra in tre centri di bellezza di Atlanta e spara all’impazzata, uccidendo 8 persone, 6 delle quali donne di origine orientale. Dopo l’isterica sventagliata di proiettili il killer pigia sull’acceleratore della sua auto e viene catturato alla fine di un drammatico inseguimento.

Sono stati tre attacchi proditori, avvenuti nel giro di un’ora dedicata alle ammazzatine: la motivazione non è ancora chiara ma resta probabile che il movente dell’efferata azione affondi la sua precisa matrice nel quadro dei crimini d’odio contro gli asiatici americani, ritenuti  responsabili fra l’altro della diffusione del Covid 19, come più volte sottolineato con enfasi retorica da Trump e dalla sua platea di razzisti.

Nel commentare la mattanza, la Stop AAPI Hate, una organizzazione costituita per contrastare e mappare le stragi xenofobe, ha definito il delirante raid come “una tragedia indicibile” , sottolineando che nel periodo pandemico sono stati circa 3800 gli “incidenti brutali” collegabili al truce e dilagante germe dell’intolleranza.

Proprio pochi giorni prima , il presidente Joe Biden aveva denunciato con veemenza i “crimini di odio vizioso contro gli asiatici americani che sono stati attaccati, molestati, incolpati e usati come capro espiatorio”, in quanto bollati come unici e autentici untori portatori di virus.

A questo punto, lo spietato e folle episodio assume quasi una connotazione divertente, ammesso che il concetto di “divertente” possa convergere come affluente secondario nella storia di un fiume di sangue: il capitano Jay Baker, nella bacata conferenza stampa tenuta in un ufficio della contea di Cherokee, ha delineato con un’ombra di benevolenza il profilo dell’autore della sparatoria di Atlanta, rimarcando che il nervoso e irascibile Robert Aaron Long ha commesso atti inappropriati forse perché in parte condizionato dagli effetti e dalle sollecitazioni negative di “una giornata davvero brutta”.

II tapino Long, prima di premere compulsivamente il grilletto non aveva goduto di un inizio di mattinata positivo, come rilevato da alcuni acuti e introspettivi investigatori, assai comprensivi nella ricostruzione della trama della ecatombe: il diligente sceriffo ha quasi giustificato il dissociato Robert Aaron, con altalenante linguaggio un pò frammentato e un pò da bancone da bar, sostenendo che il killer “Ha dato l’impressione che sì ,ha capito la gravità delle sue azioni, ma era praticamente stufo e ieri è stata una giornata  davvero brutta per lui e questo è quello che ha fatto.” 

Attenuanti generiche e quasi genetiche, se consideriamo che la psiche del ragazzo è stata condizionata da ipotizzabili accadimenti sfavorevoli e contrarianti.

E mentre l’ineffabile capitano Baker, per altro buon fruitore di Facebook dove nel tempo ha avuto modo di pubblicare immagini di magliette con slogan razzisti sulla Cina e sul coronavirus, seguitava a sragionare animando un epico meeting con i basiti organi dell’informazione, si scatenava una infernale tempesta di commenti esterrefatti e indignati  dentro i cinguetti di twitter.

Per la miseria, la giornata storta può davvero capitare ad ognuno di noi: ti svegli e le forbicine che servono per regolare i peli che esondano dalle narici ti scivolano dalle mani come un’anguilla in calore e schizzano nel water, una tazza di caffè bollente si rovescia sulla patta dei pantaloni e la fetta biscottata ti si sgretola in mano, una ciabatta si impiglia nella trappola del battiscopa scollato strappandoti una blasfema imprecazione e intanto il cane, rancoroso per il ritardo delle crocchette, ti ha fatto una pisciatina sullo zerbino di casa dove la scritta “Welcome” sta gradualmente scomparendo.

Se tutte queste contrarietà ti bersagliano nel giro di un quarto d’ora maledetto, cosa cacchio ti resta da fare?

Recuperi le pistole, le rimpinzi di bossoli, una lucidatina rapida e una controllatina complessiva all’efficienza degli strumenti di estinzione e poi via, a cercare compulsivamente qualche centro di bellezza per assaporare il momento dell’accoppamento, l’adrenalina della soppressione e la chimica liberatoria dello sterminio.

Certe giornate, da brutte brutte possono ritradursi in un redditizio capitolo di terapeutica giustizia sommaria, che freddare implementa oltretutto il fatturato dell’autarchia funeraria, possibilmente maschia, bianca e protestante. 

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