Preti sulle barricate, la Chiesa in guerra

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Chi pensa che la Chiesa non sia lacerata come la società e che sia un monoblocco fideistico si sbaglia di grosso. Da sempre la Chiesa è percorsa da correnti e faide intestine, gli ultimi tre Papi ci mostrano chiaramente che differenza di orientamento può avere anche un pontefice.

E in questi ultimi tempi di covid, dove le esasperazioni si acuiscono, la Chiesa non fa eccezione. Sono emblematici del periodo due parroci italiani, che hanno avuto l’onore delle cronache negli ultimi giorni.

Il primo è Paolo Pasolini (non il poeta Pierpalolo!), parroco di Cesena. La sua dichiarazione durante un’omelia ha fatto scandalo. Emulo dei peggiori seguaci trumpisti, rilancia dal pulpito teorie del complotto demenziali e senza fondamento.

“Gli ingredienti del vaccino sono tirati fuori da parti organiche di feti vivi abortiti. Il che vuol dire che esistono delle aziende, statali o private, che pagano delle donne povere per farle ingravidare e poi abortire al quarto-quinto mese così da usare gli organi dei feti.”

Una follia epocale che, oltre a spaventare i fedeli, dà loro un’informazione fuorviante. Pasolini, fervente antiabortista, evidentemente non si preoccupa che le sue “notizie” siano false o meno, gli interessa far passare il suo discorso terrorizzando la gente. Una pratica medioevale, dove la paura dell’inferno e del diavolo mantenevano il gregge impaurito sotto il controllo del sacerdote. Un messaggio peraltro in contrasto con le direttive vaticane, a favore dei vaccini. 

Di tutt’altra pasta Don Giulio, parroco di Bonassola, in Liguria.

Dopo le dichiarazioni della congregazione per la dottrina della fede (erede della moderna inquisizione), in cui si esprime l’impossibilità di benedire le coppie omosessuali, Don Giulio si ribella senza paura e lancia la sua sfida: 

“Se non posso benedire le coppie formate da persone dello stesso sesso, allora non benedico neppure palme e ramoscelli d’olivo”. E ancora: “La Chiesa ha anche benedetto delle armi e oggi come fa a vietare la benedizione ad una coppia che si ama solo perché omosessuale?”.

Don Giulio, favorevole alle unioni tra omosessuali e lesbiche, aveva fatto infuriare i leghisti del paese per aver fatto suonare in chiesa da un trombettista “bella ciao”. Con ironia, il parroco aveva rivendicato l’espressione artistica e culturale del brano, spogliandola da connotati politici.

Insomma, due preti, due visioni diametralmente opposte della Chiesa, due anime che da secoli si contrastano politicamente come nella società civile. Due correnti che come la nostra società, prostrata dal virus, mostrano i nervi e le conseguenti reazioni, che si fanno sempre più scomposte e distinte. Che la Chiesa cristiana sia di fronte a una profonda crisi, e questo da anni è un fatto. 

Spaventa più che altro quello che spesso sembra la stia sostituendo, un mucchio di teorie folli, spesso campate in aria, un coacervo di credenze che vanno dalla superstizione pura alla follia. E non è sicuro che la nostra società, e lo dico da laico, ci guadagnerà nel cambio.

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