Quando l’estate durerà sei mesi

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Con i primi caldi e l’arrivo della primavera il pensiero corre inevitabilmente in avanti. La voglia di mare e di caldo si fa sentire, sì fa più pressante. Ma se vi dicessi che entro il 2100 l’estate potrebbe durare sei mesi? E l’inverno non più di un paio? Probabilmente qualcuno di fronte a questo scenario non storcerebbe nemmeno poi troppo il naso, immaginando il proprio guardaroba fatto esclusivamente di pantaloncini corti, infradito e camicie hawaiane con l’immancabile Mojito in una mano.

Ma la realtà è un’altra. C’è davvero poco da stare allegri. E non sarà di certo con una battuta di spirito che ci salveremo. Perché l’impatto di un tale scenario sarebbe devastante. Di più, catastrofico. Non ci ritroveremmo a vivere una vita perennemente in vacanza ma, al contrario, metterebbe a dura prova la nostra stessa sopravvivenza sull’intero Pianeta. La nostra e quella degli altri esseri viventi che già stanno patendo le pene dell’inferno, se solo pensiamo a come abbiamo ridotto la flora e la fauna di questo pianeta.

Secondo uno studio cinese appena pubblicato, se dovessimo continuare come ora, cioè a non fare nulla, per effetto dei cambiamenti climatici, entro fine secolo, avremo un’estate che durerà sei mesi. Alla faccia del Trono di Spade che è andato avanti per sei stagioni a propinarci il tormentone: “l’inverno sta arrivando”. L’inverno, se non dovessimo mettere in atto le necessarie contromisure per attutire l’impatto del surriscaldamento globale in atto, se non ci rimbocchiamo le maniche fin da subito, sparirà quasi del tutto. 

Uno stravolgimento che avrà enormi ripercussioni sull’ambiente, sull’agricoltura e sulla nostra salute. Le estati dei prossimi anni saranno più estreme, con ondate di caldo e incendi sempre più frequenti. Del resto le nostre estati sono già circa il 20% più lunghe rispetto al passato, a quelle degli anni Cinquanta, quando le stagioni erano prevedibili e in equilibrio fra loro. Avremo ondate di calore, incendi e tempeste sempre più frequenti e aumenterà anche la probabilità che ci si ritrovi di nuovo a dover gestire delle emergenze sanitarie simili a quella della pandemia in corso.

Per arrivare a queste conclusioni, i ricercatori hanno creato dei modelli partendo dai dati climatici disponibili e le proiezioni da loro ottenute mostrano come l’estate potrebbe durare in media 166 giorni, portando, ad esempio, a esodi biblici della popolazione e a un aumento delle allergie e delle malattie infettive, dato che le zanzare tropicali portatrici di malattie non ancora debellate, come nel caso della malaria, finiremo per ritrovarcele anche in insospettabili regioni del nord del mondo. 

Insomma, se personalmente mi consola sapere che io e molti di noi non saranno più qui fra ottant’anni per vedere cosa davvero sarà del mondo, dall’altra mi preoccupa e mi spaventa non poco sapere che spetta proprio a noi agire perché tutto ciò non diventi realtà. E, purtroppo, dai reali segnali fin qui raccolti non mi pare assolutamente che ciò che ci stia più a cuore sia il futuro dei nostri figli, tantomeno quello dei nostri nipoti. 

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