Salvini: la Cina non faccia la furbina

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La rima ce l’ho messa io ma il senso è quello. La nuova crociata del capo della Lega (ormai non più Nord da un pezzo) è contro la Cina. Se un tempo a puzzare, a non essere in linea con i sacri principi padani erano i terroni, oggi a stare sulle balle al Lider maximo lumbard è la Repubblica popolare cinese. Se un tempo erano gli albanesi che entravano in casa a rubare, poi i rumeni, poi i clandestini in arrivo a Lampedusa sui banconi, oggi il nuovo nemico, il bersaglio degli strali leghisti sono coloro che c’hanno appestato con il loro virus. I cinesi. 

Il copione è di quelli noti. Vi ricordate chi apostrofava il virus come “il virus cinese”? Appunto. Ma se Donald ormai ce lo siamo giocati, Salvini invece ci toccherà sorbircelo ancora per un po’. Del resto Matteo abbiamo imparato a conoscerlo e ormai sappiamo per filo e per segno come si svolge la sua recita. Prima si sceglie il bersaglio, poi prende la mira e infine sparacchia a vanvera. Funziona così la comunicazione politica di buona parte della destra europea. Dalla Lega all’UDC, l’importante è avere sempre a tiro una pecora nera. Qualcuno a cui poter addossare le colpe.   

“Un giorno dovrà pagare per le bugie sul Covid”, ha tuonato Salvini che ha poi aggiunto: “La libertà non è un diritto negoziabile, la responsabilità neanche. Quindi buoni rapporti con tutti, ma mi aspetto che un giorno un tribunale internazionale e indipendenti chiami la Repubblica cinese a rispondere del contagio che ha diffuso in tutto il mondo con bugie, omissioni e ritardi”. Chissà se la stessa cosa accadrà anche con gli amministratori della sua Lombardia a guida Lega che ha da poco tagliato il non invidiabile traguardo dei 30’000 morti per Covid.

Insomma Salvini fa esattamente come aveva fatto il buon vecchio Donald Trump quand’era ancora presidente. Ha cercato di sviare l’attenzione dal governatore leghista Attilio Fontana e dalla sua squadra. Dall’incompetenza dimostrata nel gestire l’emergenza sanitaria in Lombardia nel corso delle varie fasi della pandemia. In fondo tirare in ballo la Cina è uno di quei jolly che funzionano sempre, la destra lo sa bene. All’inizio lo aveva perfino fatto instillando il dubbio che il Coronavirus potesse essere il prodotto di un esperimento condotto in laboratorio. 

Una tesi sostenuta non perché vera, ma perché comoda. Ciò che invece sappiamo per certo è che la Cina non ha facilitato il compito degli esperti dell’OMS incaricati di fare chiarezza sull’origine del virus. Ha di sicuro avuto un atteggiamento reticente all’inizio di tutta questa faccenda. Ritardi e omissioni hanno indubbiamente avuto un peso nella diffusione a livello globale dell’epidemia, ma lo stesso atteggiamento lo si è riscontrato in altre situazioni simili anche da parte di altre nazioni. Per esempio accadde la stessa cosa in Unione Sovietica quando ci fu il disastro nucleare di Chernobyl. 

Quindi il gioco di Matteo Salvini è semplicemente quello delle tre carte. Confondere le acque con una verità scomoda per far sì che non ci si soffermi troppo sul caos Lombardia, dove la sequenza di errori finora commessi è stata davvero impressionante. Lo è al punto che in molti già parlano di disastro. Da qualche giorno c’è perfino una petizione che viaggia sulle mille firme all’ora e che chiede un commissario ai vaccini, sollecitando l’intervento del governo, viste le difficoltà finora riscontrate nella campagna vaccinale anti-Covid. Uno smacco non da poco, per la Lega e per il suo segretario. E così, prendendo a prestito un proverbio cinese, se il saggio di fronte al temporale si procura un ombrello, il Salvini di turno (leggi anche lo stolto) invece impreca contro gli dei.

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