Se sei una S, M, L, va bene, ma prova ad essere una XL una XS

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Cara Noemi,

Sanremo è alle porte e già in tanti dicono che questo sarà il tuo Sanremo. Giovedì una tua bellissima foto campeggiava in edicola sulla copertina di Vanity Fair: appari raggiante, rinata. La ragione? Sei dimagrita.

La tua copertina dice ‘Il mio corpo libero’. Mi sono chiesta se fosse la ciccia a tenerti in ostaggio. Quindi ho letto con attenzione tutta l’intervista.

Ne copio qualche frase.

Dici: ‘La battaglia del corpo che si vuole avere non riguarda più me, ma tutti quelli che si sentono nati in un contenitore sbagliato’. Che cos’è un contenitore sbagliato? ‘Ad un certo punto quello che ero diventata fuori non mi rappresentava più.’

Provo a ragionarci, senza poter conoscere il tuo percorso personale se non per quello che leggo. Guardandoti allo specchio non vedevi più la donna che ti sentivi di essere nel tuo intimo. Ma nel tuo intimo tu ti senti magra, oppure ti senti femminile, sensuale, bellissima, forte, determinata?

Se vederti in un corpo con qualche chilo in più non ti faceva sentire esattamente così, tranquilla, sappiamo bene cosa voglia dire.

Prosegui: ‘Per una che apriva l’armadio e si buttava addosso una felpa, una tuta, è una soddisfazione pazzesca scegliere invece che cosa vuoi indossare davvero. Quando ti scopri, non ti accontenti più.’

E qui arriviamo al dunque: siamo costretti a cambiare il nostro corpo perché non possiamo valorizzarlo una volta sorpassata una certa taglia. Perché se sei una S, M, L, va tutto bene, ma prova ad essere una XL o più, ma anche una XS o meno: tute e felpe per le prime, abbigliamento da bambine per le seconde. È il tuo corpo in sovrappeso che non ti lascia scoprirti, o è forse la scarsa copertura delle case di moda, l’infinita repulsione per i corpi grassi e la grassofobia a non lasciare che tu e il tuo corpo possiate finalmente splendere?

Cara Noemi,

la Bodypositivity dice che ‘ogni corpo vale’, quindi certo anche il tuo che ha scelto di dimagrire, nessuno lo mette in discussione.

Quello che avrei voluto leggere nell’intervista però è la verità: essere grasse fa schifo. Perché il grasso viene vissuto come una colpa, è sempre e solo colpa tua se non sei in forma. Non trovi vestiti sexy da metterti a meno che tu non li faccia arrivare dagli Stati Uniti e dall’Inghilterra. È che quando arrivano e magari ti stanno un po’ larghi, e dopo una vita a provarti cose strette inizi a ringraziare i Santi tutti, ti rendi conto che non li puoi rispedire indietro, altrimenti un vestito comprato per Natale lo potrai comodamente indossare ad agosto.

La grassofobia non dà scampo: ti guardi i rotoloni di ciccia con orrore e ti chiedi come hai fatto a ridurti così. Se sei più clemente con te stessa non ti preoccupare, qualcuno in qualche modo poco elegante te lo farà notare, anche solo con uno sguardo. Chi sceglie di cambiare il proprio corpo e dimagrire, in una scelta di salute, dovrebbe dire questo. Essere sovrappeso non ti lascia tregua: perché non vai mai bene. E figuriamoci pensare di scendere dalla scalinata dell’Ariston deserto vestita di eco di risate e compassione da parte della stampa.

Celebrare un corpo diventato magro come sinonimo di successo e realizzazione, racconta che l’unico modo per farcela è quello, riportare il proprio corpo all’interno di una scala di chili accettata dalla società. Non combattere per modelli estetici più inclusivi, non indossare con orgoglio un vestito da paura su una taglia 50.

E tu, proprio come successe ad Adele, ora sei osannata nel tuo nuovo corpo magro con copertine e stupore.

Prendere gli spazi, non sostituirli, ma raccontare che si può. Anche da grasse. Togliere il giudizio, parlare di corpi in una narrazione che non faccia sentire sfigate le più giovani. Accettare il fatto che esistiamo in tanti modi, possiamo ingrassare e, come tu ci insegni, dimagrire. Ma non sarà questo a determinare il nostro valore di donne. Prendo una foto che non mi perdona niente, volevo tagliarla all’altezza del punto vita. Ma questo è il mio corpo ora, che indosso con orgoglio, perché porta gli etti di vita, la gioia condivisa e tutte le cose che non ho digerito. Senza grassofobia, nemmeno quella interiorizzata che ho io stessa verso di me.Anche il mio, oggi, è ‘il mio corpo libero’.

Lara Lago, giornalista.

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