Shopping, se non puoi farne a meno

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Anche questo weekend, complici i saldi e il maltempo, il Ticino ha visto negozi e centri commerciali riempirsi di gente che, in barba al Covid e alle sue varianti, ha affollato i ritrovi tipici dello shopping. La vera ragione di questo esodo però non sempre risiedere in un reale bisogno. Più spesso di quanto si pensi, a guidare la smania di fare acquisti, è un bisogno irrefrenabile e irrazionale.

Forse perché fare acquisti piace a tutti. Oppure perché dal piacere di comprarsi qualcosa, allo shopping compulsivo, il passo è davvero breve. E, nel secondo caso, non ci troviamo più di fronte a un piacere ma a un bisogno guidato da un disturbo grave perché difficilmente controllabile, arrivando il più delle volte a riempirsi la casa di oggetti inutili e superflui.

Contrariamente a quel che si possa pensare, questo disturbo patologico non riguarda solo le donne intente a fare shopping in un negozio d’abbigliamento perché i capi in vendita sono tutti scontatissimi, ma tocca entrambi i sessi. Sono molte e spesso insospettabili le dipendenze comportamentali che non si legano a una sostanza, come per esempio nel caso dell’alcolismo, ma a oggetti oppure ad azioni, proprio come in questo caso. 

Sono dipendenze che derivano da comportamenti leciti o socialmente accettabili, ma che per alcune persone diventano meccanismi patologici. Andare in palestra, navigare sul web, lavorare, perfino il gioco d’azzardo sono tutte attività che rientrano nella normalità della nostra vita quotidiana che però, per alcuni di noi, si trasformano in un disturbo nell’attimo preciso in cui assumono le caratteristiche di una dipendenza comportamentale.

Ma come si sviluppa questo tipo di patologia? Quando ci troviamo di fronte a qualcuno che fa shopping compulsivo e quando si tratta solo di un normale desiderio di fare acquisti dettato da un reale bisogno? Per prima cosa iniziamo col dire che lo shopping compulsivo, l’impulso irrefrenabile all’acquisto, l’istinto a farlo di continuo e senza mezze misure, perché ciò che conta è il gesto in sé dell’acquisto, rientra dello spettro dei disturbi ossessivo-compulsivi.

Le decisioni sono istintive, irrazionali e ogni occasione è buona per spendere. Bloccarsi, desistere dal farlo spesso risulta impossibile. Non a caso il più delle volte gli oggetti comprati, come nel caso dei vestiti, restano nell’armadio con l’etichetta ancora attaccata. La molla che scatta e porta all’acquisto è l’ansia che si lega al pensiero assillante dell’acquisto stesso. 

Ed è esattamente per questa ragione che nel momento dell’acquisto e per un po’ di tempo dopo, si sta bene. Ci si sente appagati. Ma il benessere che si prova se ne va abbastanza rapidamente e come nel gioco dell’oca ci ritroviamo di nuovo al punto di partenza, assediati dai sensi di colpa e dalla frustrazione causata da questo comportamento patologico. Un disturbo che non va misurato sulla base dei soldi spesi, ma sulla qualità e la frequenza del gesto.

A monte c’è solo il desiderio di placare l’ansia interna. Anche il modo in cui questo disturbo penetra in noi non è da sottovalutare poiché, ogni pensiero fisso, è d’impedimento nelle relazioni sociali, sul lavoro e in famiglia. Quello che facciamo con lo shopping compulsivo, saldi o non saldi, Covid o non Covid, è un gesto che ci serve per gestire un pensiero e non perché abbiamo bisogno di quel determinato oggetto.

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