Simpatia Renzi e l’amico bin Salman

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Se tempo fa la Toscana era nota per essere una terra popolata da gente di carattere, verace e simpatica che ha dato i natali a un nutrito drappello di comici tra i quali voglio ricordare Roberto Benigni, Francesco Nuti e Leonardo Pieraccioni, oggi le cose sono un tantino cambiate. Grazie a Matteo Renzi, ex sindaco di Firenze ed ex segretario del Partito Democratico, il toscano è diventato la quintessenza dell’antipatia. Il fastidio e il prurito alle mani di fronte alle sue ultime mosse politiche o alle sue dichiarazioni più recenti è inversamente proporzionale al consenso che ancora riscuote nell’opinione pubblica. E non solo in quella italiana.  

Di certo non è mica negli ultimi mesi che Matteo Renzi è diventato la caricatura di se stesso. Che Renzi sia sempre stato tale che lo conferma un servizio del 2015 andato in onda alla tivù francese. In quell’occasione Canal + aveva messo in fila una serie di figuracce dell’allora Presidente del Consiglio italiano in visita a Strasburgo con uno sconsolato Martin Schulz, Presidente del Parlamento europeo, che aveva commentato con un “ormai sono abituato ai premier italiani”, alludendo a un certo Silvio Berlusconi, non molto distante nei modi di fare dal suo successore. Un Matteo Renzi che parla al cellulare, se la ride, sbadiglia e si fa selfie.

Lo stesso Matteo che qualche mese fa, in piena crisi di governo, crisi di cui lui stesso era l’artefice, se ne volava in Arabia Saudita per un incontro con il principe ereditario Mohammad bin Salman, da più parti ritenuto come il mandante dell’omicidio del giornalista Jamal Kashoggi e di altre nefandezze. Di recente, ad averlo ribadito, sono stati perfino i servizi segreti statunitensi che in un dossier su bin Salman hanno fatto notare come le prove a suo carico siano schiaccianti. A non avere dubbi, però, è il buon Matteo che ha finalmente detto la sua rompendo il silenzio fin qui tenuto su tutta questa faccenda.

Dopo aver a suo tempo definito l’Arabia Saudita come la “culla del Nuovo Rinascimento” ora è tornato alla carica sicuro che le conclusioni a cui è giunta l’intelligence USA non sono attendibile. “Che il mio amico Mohammad bin Salman il mandante dell’omicidio Kashoggi lo dite voi”, ha risposto a chi lo incalzava sulla questione. Un amico che dopo aver dato l’impressione di volersi aprire all’Occidente con una serie di riforme progressiste, si è dimostrato un despota autoritario che non ha esitato un secondo quando si è trattato di mettere a tacere le voci critiche nei confronti del suo operato, così com’è accaduto nel caso di Jamal Kashoggi.

Ad aver reso antipatico Matteo Renzi è stata la sua totale assenza di autocritica. La sua mancanza di umiltà. Il suo presentarsi senza nessuna vergogna, facendo la figura del pallone gonfiato. Renzi sull’Arabia Saudita è lo stesso che pretende di parlare inglese diventando poi in due secondi netti lo zimbello della rete. Uno che politicamente si è ormai scavato da solo la fossa, eppure malgrado tutto e tutti continua a comportarsi come se di fronte a lui ci fosse ancora un radioso futuro ad aspettarlo. Abbagliato da un qualche miraggio frutto probabilmente di un brutto colpo di sole rimediato in uno dei suoi ultimi viaggi in Medio Oriente.  

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