Social, l’estrema destra e Bernie Sanders

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Anche se dopo l’assalto del Campidoglio a Washington, soprattutto grazie alle segnalazioni dell’FBI, i contenuti di alcuni gruppi e movimenti estremisti sono stati bloccati, ancora oggi sono oltre duecento le pagine collegate a gruppi di miliziani della destra radicale che condividono contenuti razzisti e violenti sul social. Ma la piattaforma di Mark Zuckerberg non ha solo un grave problema legato alla diffusione di odio online. 

Secondo l’ultimo rapporto della ONG Tech Transparency Project, Facebook starebbe anche generando automaticamente delle pagine con contenuti indirizzati a loro. Un meccanismo che in passato aveva portato alla proliferazione di pagine dedicate all’Isis. Le pagine create automaticamente dal social vengono poi consigliate dal suo stesso algoritmo a chi ha già tra i propri interessi gruppi simili, aiutando così quei movimenti razzisti e complottisti, appartenenti alla destra estrema, a reclutare simpatizzati.

Su tutto questo s’innesta anche l’annosa questione della libertà di espressione online, un dibattito riaccesosi dopo l’espulsione da Twitter di Donald Trump. E mentre Facebook è alle prese con la difficile decisione sul futuro dell’ex presidente statunitense Donald Trump sul social network, Twitter ha confermato l’estensione a tempo indeterminato del suo allontanamento dalla piattaforma fondata da Jack Dorsey. 

Una decisione contestata non solo dai sostenitori di The Donald, ma anche da un suo accanito oppositore. Il senatore Bernie Sanders ha infatti dichiarato: “Oggi è capitato a lui ma in futuro potrebbe toccare a chiunque altro”. Una preoccupazione che Bernie ha espresso nel corso del podcast The Ezra Klein Show del New York Times, che lo ha visto di recente ospite.

Guarda, hai un ex presidente come Trump, che è un razzista, un sessista, un omofobo, uno xenofobo, un bugiardo patologico, un autoritario, uno che non crede nello stato di diritto. Queste sono cattive notizie”, ha detto Sanders esprimendo il suo pensiero, “ma se mi chiedi: ti sei sentito particolarmente a tuo agio davanti al fatto che il presidente, l’allora presidente degli Stati Uniti, non abbia potuto esprimere le sue opinioni su Twitter? Allora ti rispondo no, non mi sono sentito a mio agio”.

Sebbene Twitter abbia giustificato l’allontanamento di Trump con l’intenzione di “promuovere una sana conversazione”, proprio Bernie Sanders, una tra le voci più lucide e influenti della sinistra a stelle e strisce, che da sempre ha fatto della battaglia per l’inclusività e i diritti sociali il suo tratto distintivo, non ha gradito le scelte di Jack Dorsey e dei suoi compagni di merende.

Il potere di zittire digitalmente una persona, o di amplificare la diffusione di idee razziste e violente, è nelle mani di una manciata di persone. Un fatto di per sé preoccupante proprio per l’immenso potere che chi è a capo di queste aziende si ritrova ad avere in un mondo digitale. Del resto lo stesso amministratore delegato di Twitter, aveva definito l’espulsione a vita di Trump un fallimento per la sua piattaforma. Dilemmi che chiedono con urgenza nuove regole, affinché non ci si ritrovi da un giorno all’altro di fronte ad una democrazia irrimediabilmente azzoppata.

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