Suoni dal cosmo: una compilation stellare

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I segnali emessi dagli ammassi stellari, dalle sconfinate galassie e dagli ambigui buchi neri diventano ufficialmente da oggi un nuovo genere musicale, grazie alle intercettazioni della NASA che ha deciso di convertire in note  i dati raccolti dai telescopi spaziali, come Hubble e  Spitzer  intraprendenti guardoni delle faccende dell’universo spiato nella tecnica dell’infrarosso.

La notizia è decisamente curiosa e già i faccendieri del business canoro fuori atmosfera stanno ponendo quesiti imbarazzanti circa gli eventuali diritti d’autore, mentre il canto della nebulosa Occhio di Gatto, gorgogliante nella costellazione del Dragone, a circa 3300 anni luce , non risulta del tutto originale, evocando certi passaggi del suo brano una sorta di plagio: ci sarebbero gli estremi di una denuncia planetaria perché la scopiazzatura ricorderebbe di brutto un successo vintage della nebulosa Occhio di Lince. (ascolta qui sotto)

I ricercatori della Nasa hanno comunque lavorato alla grande e le loro osservazioni sono state ritradotte fedelmente e soprattutto “Senza modificare il contenuto originale  degli elementi ” rastrellati coast to coast nell’infinità dello spazio che, nel caso specifico, si è fatto infinocchiare in una sorta di codificazione finita dentro una nuova versione che può essere finalmente ascoltata , oltre che osservata con il consueto poetico stupore.

Sono stati approntati tre video, al momento gettonatissimi e già fertile materia di accalorate discussioni: il buco nero si esprime dalle parti del folk , del pop o del rock ? E quelle orchestrazioni dai pianeti nani richiamano la musica aleatoria , la musica concreta o la musica elettronica? e il Chandra Deep Field South riesce davvero ad armonizzare una collezione di puntini colorati con toni musicali di differente intensità?

Premo il dito sul terzo filmato Nasa e capto il verso di Messier 51, un oggetto astronomico che si gingilla a circa 31 milioni di anni luce, comprendente due galassie ben distinte nella costellazione dei Cani da Caccia.

Per bacco, che stramberia cacofonica dal bracco che lavora d’ugola astronomica nelle sfumature dello scroscio, del clangore e del cigolio astrale.

Provo a recuperare qualche segmento della sublime teoria della relatività di Einstein che descrive un universo vibrante di energia tutt’altro che silenziosa: lassù c’è un estenuante movimento di maree che propagano onde gravitazionale e onde radio, ciarlanti e vogliose di comunicare l’enigmaticità dell’immenso.

E penso al sole, patrimonio di tutti noi, che vive le sue alterne fasi dentro il ciclo di esplosioni che trasmettono risonanze e assonanze, sibili e dissonanze che ci spingono nei mondi di John Cage, pioniere dell’ambient music.  

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