Tra yoga, yogurt e burqa

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Le guerre, e quelle di religione in particolare, si combattono anche a parole. Soprattutto quando ci si convince che dietro alle parole si possano nascondere delle insidie, dei pericoli. Eppure se c’è una cosa che le lingue c’insegnano – l’italiano non fa eccezione – è come siano state capaci nel corso del tempo di modellarsi, adeguandosi alle esigenze del momento, sapendo inglobare anche termini giunti a noi da molto lontano. Un tempo dall’arabo, oggi dall’inglese. Oppure ancora proteggendosi, chiudendosi a riccio di fronte all’ingerenza di chi vorrebbe intromettersi decidendo a tavolino cosa è lecito dire e cosa no.

Un esempio? Sandwich, croissant e film erano tra le parole che durante il fascismo furono considerate pericolose, perché straniere. Troppo straniere. Così, nel 1923, Mussolini mise mano al vocabolario degli italiani cercando di eliminare dalla quotidianità tutte quelle parole non autenticamente italiche. Sandwich, croissant e film si trovarono così a dover fare i conti con parole nuove coniate apposta per porre un argine all’invasione linguistica. Sostituite da tramezzino, cornetto e pellicola. Parole queste entrate a far parte del nostro bagaglio linguistico a cui oggi non facciamo più caso, a riprova di come certe leggi finiscano per affossarsi da sole.  

Un po’ quello che del resto temono, e lo hanno detto apertamente all’indomani della vittoria, i sostenitori dell’iniziativa contro il Burqa, timorosi che, poi, quest’insulso divieto potesse finire per essere applicato in una sua versione edulcorata. O del tutto annacquata. Perché le parole, così come le leggi, devono pur sempre fare i conti con il buonsenso della gente. Capita anche nei luoghi più assurdi della Terra. Capita perfino in Alabama. Dove molto presto ci auguriamo non sarà più illegale praticare yoga a scuola. Ci si potrà esercitare senza doversi nascondere. 

Con 73 voti a favore e 25 contrari, il parlamento di questo stato del profondo Sud degli Stati Uniti, ha deciso di stralciare una legge che vietava lo yoga nelle scuole pubbliche. Ventotto anni fa, era il 1993, venne bandito dai soliti conservatori reazionari per via delle sue radici hindu. Radici impure inaccettabili per quel cattolicesimo destroide che non si fa scrupoli ad appoggiare la pena di morte o a contrastare in tutti i modi il diritto all’aborto.  Certo, sarà di nuovo possibile fare yoga ma evitando canti o parole proibite al pari delle peggiori bestemmie come nel caso di namaste. Che tradotto letteralmente sarebbe “m’inchino a te”. Eppure questa parola non si potrà dire.

Namaste. Yoga e burqa. Chissà come dev’essere sfuggita a ogni forma di censura la parola turca yogurt che, in pratica, viene utilizzata invariata quasi in ogni lingua del mondo. Affaire à suivre. 

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