Uiguri: la Cina boicotta Nike e H&M

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Paese che vai, diritti negati che trovi. Se Israele non ha mai visto di buon occhio la causa palestinese, in Turchia a essere perseguitati da sempre sono i curdi, in Myanmar c’è il popolo rohingya, al centro di un vero e proprio genocidio, e poi c’è la Repubblica popolare cinese che ha da anni un contenzioso aperto con gli uiguri, la minoranza etnica turcofona e musulmana che perlopiù vive nella regione autonoma della Xinjiang, insieme ai cinesi Han. 

Gli uiguri sono circa 11 milioni e costituiscono la maggioranza relativa della popolazione di questa regione nord occidentale della Cina. Una minoranza che da tempo è entrata nel mirino del governo centrale, discriminati per via della loro fede islamica, ma anche per la loro appartenenza a una specifica identità etnica e culturale, distinta da quella del gruppo Han, l’etnia cinese maggioritaria nel paese. 

Stando ai dati forniti dal alcune ONG attive sul territorio, le autorità cinesi avrebbero creato oltre 140 centri di detenzione di massa, dei veri e propri lager in cui sono stati rinchiuse oltre un milione di persone. In pratica i cosiddetti “capi di rieducazione” dello Xinjiang fornirebbero istruzione e formazione volontaria contro l’estremismo islamico alla minoranza uigura. 

Da alcuni documenti governativi sfuggiti al controllo cinese è però emerso come le intenzioni di Pechino siano ben altre. Questi campi vengono gestiti come prigioni di massima sicurezza, con una rigida disciplina, punizioni e divieto di fuga, dove la vita dei detenuti viene costantemente monitorata. Ecco perché da più parti, in Occidente, si è sollevata la questione del rispetto dei diritti umani di questa minoranza. 

Per esempio negli Stati Uniti si è deciso di boicottare l’importazione di cotone e di altri prodotti provenienti dallo Xinjiang, prendendo così posizione contro l’uso del lavoro forzato nella regione. Ma la risposta cinese non si è fatta attendere. “Per le imprese che toccano la linea di fondo del nostro Paese, la risposta è molto chiara: non comprare!”, ha fatto sapere sui social media la tv statale cinese Cctv.

Adidas, H&M, Nike e altri grandi marchi di abbigliamento e di calzature hanno visto crollare immediatamente il proprio fatturato e le quotazioni in borsa. La beffa però è che, molte di queste, sono aziende praticamente coinvolte da sempre in vere e proprie violazioni dei diritti umani nei paesi in cui producono le loro linee d’abbigliamento o calzature.

Un po’ come se il corvo dicesse al merlo: ma quanto sei nero! Tra i bersagli della rappresaglia commerciale cinese non ci sono state solo aziende americane, tra i marchi presi di mira c’è anche la svedese H&M. Del resto ad aver preso posizione sulla spinosa questione uigura ci sono anche Canada ed Europa, con l’Olanda che ha accusato apertamente la Cina di genocidio. Ecco perché sono convinto che nei prossimi mesi ne vedremo di sicuro delle belle, in questa guerra commerciale globale combattuta sulla pelle delle minoranze e dei nuovi schiavi. 

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