Una legge non uguale per tutti

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Alle nostre latitudini il Tribunale Penale Internazionale è conosciuto come un ente imparziale ed equo, che amministra giustizia dovunque sia necessario. 

L’istituzione nasce con lo scopo di provvedere una struttura sovrastatale che possa giudicare e condannare criminali di guerra e responsabili di crimini contro l’umanità secondo un codice di leggi rispettato da ogni nazione. E come istituzione si è data da fare.

Nonostante i nobili principi, un numero crescente di nazioni africane e non, si stanno allontanando dalla corte, per via di una serie di decisioni che nel tempo hanno sollevato non pochi dubbi sull’imparzialità del tribunale. 

La necessità di un Tribunale Penale Internazionale iniziò a farsi sentire sul finire della seconda guerra mondiale. Ogni nazione allineatasi ai vincitori voleva giustizia per gerarchi nazisti e ufficiali dell’asse, quindi venne creato un tribunale ad hoc che potesse fornire un verdetto riconosciuto da ogni paese alleato. Quel tribunale evitò tuttavia di investigare su crimini di guerra commessi da Stati Uniti, Regno Unito o Australia. Questo lasciò alla corte internazionale la scomoda eredità di essere essenzialmente uno strumento che dei vincitori imponevano su dei vinti. 

Questa prassi divenne comune, e con la nascita delle nazioni unite si spostò in seno ad esse. Il Tribunale Penale Internazionale che conosciamo oggi nasce con un trattato a Roma nel 1998, al fine di sostituire i tribunali ad hoc installati in occasione dei conflitti in Ruanda e Yugoslavia. 

Ma ad oggi, 99% delle persone condannate dal TPI sono africane. Di 14 indagini aperte, 12 sono in Africa e Medio Oriente. Le condanne e le indagini sono spesso fondate, ma in molti iniziano a chiedersi se il TPI non abbia un pregiudizio. E per una serie di buone ragioni. 

Prendiamo una decisione recente. 

Durante e dopo la guerra in Iraq, numerosi civili iracheni hanno denunciato pesanti abusi da parte dei militari dell’esercito britannico: umiliazione religiosa e sessuale, percosse, elettroshock, privazione del sonno o del cibo. Il caso è arrivato al TPI, ma nel dicembre 2020 l’investigazione preliminare viene chiusa. Questo si traduce in una dichiarazione di fiducia dalla corte al sistema legale britannico, che venne quindi incaricato di punire da sé i suoi soldati colpevoli di tali crimini: Ne è stato condannato soltanto uno e sono stati spesi milioni di dollari in rimborsi a vittime e famiglie.

Ancora più indicativa è la posizione degli Stati Uniti. In quanto membri del consiglio di sicurezza ONU, essi possono richiedere al TPI di investigare ovunque sia necessario. E gli USA hanno sfruttato questo diritto in molte occasioni, chiedendo interventi in Libia e Sudan del sud. Tuttavia, il Servicemen Protection Act firmato da George Bush protegge i cittadini americani dall’autorità del TPI. 

Quando venne lanciata un’investigazione sui crimini commessi da forze americane in Afghanistan (paese membro del TPI), il governo americano ebbe parole pesanti nei confronti del tribunale. Secondo il consigliere per la sicurezza nazionale John Bolton, “non forniremo alcuna assistenza al TPI, non collaboreremo con il TPI, non entreremo a farne parte e non ne riconosciamo l’autorità”.

La condizione di Stati Uniti e Regno Unito non può che provare una cosa: Il Tribunale Penale Internazionale opera secondo leggi che non vengono applicate ad alcune nazioni. Russia, Cina, India, Israele, Indonesia, Filippine, Burundi, Etiopia, Pakistan, Turchia e molte altre nazioni non sono allineate al TPI per questa ragione, il che costringe il tribunale internazionale a rimanere un’istituzione fondamentalmente basata sull’equilibrio di potere post guerra fredda. Ovvero, un ente che opera agli ordini del patto atlantista e all’occidente ad esso allineato, evitando di fare giustizia nei confronti dei paesi che lo controllano. 

Il problema più grande è che uno dei compiti della corte è stabilire se, ad esempio, vengono raggiunti i parametri necessari a considerare tale un genocidio. Un’accusa molto grave, che è problematico applicare secondo le decisioni di un organo compromesso. Ad esempio, le detenzioni in condizioni pietose di numerosi immigrati al confine americano sono problematiche da questo punto di vista: sterilizzazioni forzate, separazione di famiglie, detenzione in condizioni pericolose per la salute e un ampio numero di morti. Eppure non è mai partita un’investigazione.

In futuro, si specula che il numero di nazioni che si distanzieranno dal TPI continuerà a salire con il cambiamento dei rapporti di potere dovuto al declino americano e alla crescita di nazioni africane e asiatiche. Non è detto sapere cosa ne sarà in futuro del TPI, ma al momento non sembra destinato a mantenere il suo primato di massima autorità mondiale nel suo campo.

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