Antico Egitto e la città d’oro ritrovata

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La notizia è della scorsa settimana. A Luxor, dalle sabbie del deserto, è riaffiorato un nuovo straordinario tassello della storia dell’Antico Egitto. Si tratterebbe del più grande insediamento urbano mai ritrovato in Egitto e la più importante scoperta archeologica dopo il rinvenimento della tomba di Tutankhamon. Un insediamento di oltre tremila anni fa ritenuto senza precedenti a livello di dimensioni, al punto che tra gli specialisti è stato fin da subito ribattezzato come “la città d’oro perduta”. 

Il fascino di piramidi, obelischi, faraoni, mummie o anche solo della Sfinge, metà donna metà leone, è innegabile. Così come affascinante è il mistero che circonda l’antica civiltà che li ha prodotti, capace di lasciare dietro di sé testimonianze che si sono miracolosamente conservate nel corso dei millenni, al punto da solleticare la nostra fantasia e la nostra curiosità ancora oggi. Del resto quanti di voi possono giurare di non esser mai andati in fissa per l’Antico Egitto?

Il nome della città ritrovata pare sia “Il sorgere di Aten” e risalirebbe al regno di Amenhothep III, pur avendo continuato a essere abitata anche ai tempi di Tutankhamon e del suo successore Ay. Il merito del ritrovamento di “Aten”, situata sulla sponda occidentale del Nilo, è di Zahi Hawass, archeologo ed ex ministro delle antichità, che ha fatto del rilancio del turismo egiziano attraverso la ricerca archeologica e scoperte di questo tipo la sua principale missione.

Gli scavi sono iniziati lo scorso settembre e la città sepolta sotto la sabbia per millenni è stata descritta come in “buone condizioni di conservazione, con muri quasi completi e stanze piene di strumenti di vita quotidiana.”. Oltre ai resti di una panetteria e di altre attività industriali, al momento si continua a scavare alla ricerca di ulteriori tesori sepolti. Ad aver reso possibile la datazione della città, il ritrovamento di anelli, scarabei, pentole e mattoni con il sigillo di Amenhotep III.

Già. Ma ad avere costruito “la città d’oro perduta” o le piramidi, siamo davvero sicuri che siano stati gli antichi egizi e non una qualche civiltà atlantidea o meglio ancora degli omini verdi, degli extraterrestri? Le teorie in questo senso si sprecano e più sembrano inverosimili e bislacche più ci sarà qualcuno pronto a spergiurare che sia davvero andata così. Del resto enigmi e mistero puntellano tutte le religioni e le culture del Pianeta.

Eppure la civiltà e le idee che ricolavano nell’Antico Egitto non sono poi così misteriose, anzi, molte delle credenze religiose del mondo moderno affondano le loro radici proprio in quest’antica filosofia di vita. Il giudizio divino dopo la morte, il mito di Neith, dea vergine e madre, quello di Osiride, dio morto e risorto si ritrovano identici perfino nel Cristianesimo che, molto probabilmente, si è semplicemente appropriato di quei miti e di quelle storie che già avevano preso piede altrove, confermandone la loro bontà.

A dimostrazione che tutti noi, cresciuti a Google e social, pur avendo conquistato lo spazio e messo piede sulla luna, siamo più capre di quanto crediamo. Più ignoranti che mai. Con la tendenza a etichettare con la parola “mistero” tutto ciò che ignoriamo o non comprendiamo. Convinti che lo zampino di un alieno possa ovviare in qualche modo al fatto che millenni fa già c’era chi, con i mezzi dell’epoca, faceva robe fuori di testa. Cose che a distanza di millenni sono rimaste. Insomma, quando si dice pensare in grande.

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