Ascona, Locarno e quel boccone amaro

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Mentre Massimo Suter abbaia, così come farebbe ogni buon dobermann messo a guardia di ciò che vi sta più a cuore, criticando restrizioni e regole imposte da Berna alla ristorazione – e a quella ticinese in particolare – c’è ben altro, oltre al Covid e alla pandemia, che forse dovrebbe destare la preoccupazione del presidente di GastroTicino.

Infatti se, in generale, nel corso del 2020 le valutazioni online dei ristoranti svizzeri da parte dei loro clienti sono sensibilmente migliorate, a non brillare è invece una parte della ristorazione ticinese. Stando ad un’analisi condotta su 6’400 ristoranti in 48 città della Svizzera e non solo, ad essersi guadagnata la maglia nera è nientemeno che Ascona.

In fondo alla classifica, fanalino di coda, c’è proprio la perla del Verbano. Un risultato che, per una località a vocazione prettamente turista, non è esattamente un fiore all’occhiello, né il miglior biglietto da visita che ci si possa augurare. Un frutto dal sapore amaro maturato sulla scorta dei non pochi pareri negativi apparsi sui principali portali di recensioni presenti in internet, molti dei quali arrivati dalla clientela romanda.

L’arrivo di turisti confederati a sud delle Alpi – e di quelli francofoni in particolare – merito del Covid, ma anche della campagna promozionale targata Ticino Turismo, è un dato di fatto. E se da una parte è un po’ triste annotare che ci voleva una pandemia per far riscoprire la Svizzera agli svizzeri, dall’altra un’occasione d’oro come questa andava probabilmente sfruttata meglio, dimostrandosi all’altezza della sfida.

Ma qualcosa dev’essere andato storto viste le pagelle. Già. Ma cosa? Le giustificazioni degli addetti ai lavori vanno dal: “Si tratta di una clientela notoriamente esigente”, a “Le circostanze non hanno certo favorito la migliore delle accoglienze”, fino al: “Possono essere insorte anche difficoltà linguistiche”. Insomma, giustificazioni che sembrano essere più delle scuse. Un modo per aggirare furbescamente l’ostacolo.

Non ci vuole chissà quale scienza per rendersi conto del livello qualitativo della ristorazione ticinese che in molti casi vivacchia in un limbo anticamera degl’inferi. Basta farsi un giro per rendersene conto. Non c’era per forza bisogno dell’arrivo in massa dei cugini romandi abituati ad altri standard rispetto all’abituale clientela svizzero-tedesca per capire che, il metro con cui si certifica la qualità, non può più essere quello del: “Ho mangiato tanto e speso poco.”

Così se il punteggio globale della Confederazione è passato da 85,6 a 86,9 rispetto all’anno precedente, sia Locarno che Ascona hanno visto calare il gradimento rispettivamente di quasi un punto percentuale e Ascona addirittura di tre. Certo, lo scorso anno il numero delle recensioni è calato almeno del 50% e in alcuni casi, come a Zurigo e Ginevra addirittura del 75%, ciò però non toglie che al netto di tutto né Ascona e neppure Locarno ci hanno fatto una gran bella figura. 

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