Benno il killer e le fans sui social

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Il fatto è largamente noto: l’omicidio di Bolzano compiuto da Benno Neumair, un aitante e palestrato ragazzo cultore dei bicipiti e scarso estimatore degli affetti e dei valori familiari, che ha ucciso papà e mamma nella casa di famiglia, scaricando poi i loro corpi nell’Adige. 

Con lucida freddezza ha eliminato le macchie di sangue tra le piastrelle usando saggiamente acqua ossigenata chiedendo garbatamente alla sua compagna di dare una bella lavata ai suoi vestiti contaminati, giusto per depistare le indagini con la efficace strategia della centrifuga di indizi, prove e testimonianze.  

Nel corso degli interrogatori , il giovane strangolatore si è mostrato gelido e tattico , assai concentrato sul suo cagnone bisognoso di salutari sgroppate verso i contrafforti bolzanini e discretamente infastidito nei confronti della sorella Madè che parlava, disperata e inopportuna, di comportamenti violenti, ambiguità devianti e manifestazioni intimidatorie del fratello.

Benno, prima di ammazzare papà Peter, dopo un primo accalorato litigio si chiude in camera e si rilassa guardando Netflix. Poi decide di sistemare la pratica, per altro presumibilmente più volte premeditata, mettendo a tacere definitivamente quell’insopportabile sequela di rimproveri genitoriali che miravano a scuotere la sua inerzia e la sua spiccata attitudine al culturismo e al fancazzismo.

L’arrivo della mamma gli impone una seconda inevitabile soppressione e il suo rimpianto resterà soprattutto quello di averla strozzata “senza nemmeno salutarla”. Ovvio che ora si impongano le perizie psichiatriche di rito mentre corrono voci che il reo confesso potrebbe aver ucciso anche la nonna, una manciata di giorni prima.

Normale che si debba procedere alle valutazioni dello stato mentale di un killer comunque disturbato, molto meno logica e naturale risulta invece l’inquietante notizia della neonata community online che inneggia delirando sulle pagine Facebook, nel sostegno apologetico di  un assassino che può ufficialmente vantare sui social l’empatico supporto del gruppo “Le bimbe di Benno”.

Sono soprattutto ragazzine che si definiscono “garantiste e innamorate” di un ragazzo che ha strangolato i genitori, con la stessa corda, per garantire una imparziale par condicio davanti alla morte. Alle burrascose fans social pare così avventuroso e romantico che Neumair, così macho e così determinato, abbia accartocciato due cadaveri nel baule di una macchina per scaraventarli, dal parapetto di un ponte, nelle vorticose acque di un fiume.

Mirabile e coinvolgente trama di una vicenda che accende la miccia della simpatia e della quasi condivisione di ammiratrici dai polsi tremanti e dai cuori palpitanti.

La combriccola social de “Le bimbe di Benno” conta ormai un migliaio di iscritti e intanto lievita l’immagine, quasi epica, di un criminale che sfiora le frontiere del mito – lui certo scarsamente mite – un simbolo non solo da comprendere ma perfino da amare e forse un domani, nella fanatica diabolica esacerbazione della provocazione a prescindere, da imitare con tutti i crismi generati da ciò che è abietto, cattivo, deprecabile e nauseante.

E allora sorge il dubbio che Umberto Eco non abbia poi forzato troppo la mano affermando: “Con i social parola a legioni di imbecilli”.

Certe asserzioni possono risultare spesso pericolosamente demagogiche e portatrici di banali generalizzazioni ma il caso Benno lascia ampi spazi al recupero di certe riflessioni che sottolineano “Il dramma di Internet che ha promosso lo scemo del villaggio a portatore di verità.”

Chissà come possano poeticamente appassionare gli ultimi attimi della vita di Peter Neumair, riassunti nella narrazione distaccata e sconvolgente del figlio: “L’ho zittito , ho preso dalla bacinella di plastica, dove ho gli attrezzi, la prima corda da arrampicata che ho trovato. Eravamo in corridoio, siamo cascati insieme per terra, ma non so se l’ho strozzato da dietro o davanti.”

Da dietro o davanti? Resta un curioso dettaglio che alle centinaia di fans, prima o poi, bisognerà pur chiarire nella dinamica di un copione bello da impazzire.

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