Covid, c’è chi scopre la TV

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935 giovani tra i 12 e i 19 anni, un campione delle tre regioni linguistiche della Svizzera, hanno risposto a un sondaggio online e ciò che è emerso non lascia spazio a grandi dubbi. Tra gli adolescenti la percentuale di chi s’informa guardando la tivù è salita. È addirittura raddoppiata. Per il 61% dei giovani interpellati la televisione è la fonte a cui abbeverarsi per avere un’informazione di qualità. Nei messi passati la sete di notizie andava placata e si è scelto di farlo puntando anche sul servizio pubblico che peraltro paghiamo tutti con il canone.

Durante la prima ondata della pandemia, nella fase più delicata e incerta, quando le informazioni che circolavano sul virus erano ancora poco chiare e frammentarie, in molti hanno avuto il bisogno di chiarirsi o schiarirsi le idee e, anche chi fino ad allora ne aveva fatto a meno, ha acceso la televisione. Ha cercato di sgombrare la mente da minacciose nubi cariche di ulteriore rumore che stava già intasando i social o viaggiava incontrollato su internet. Perché le fake news volano, soprattutto al tempo del coronavirus.

Nell’economia dei social le balle hanno un costo molto basso, ma anche una resa altissima. Sia commerciale che politica. Possono arrivare da chiunque, basta avere un certo numero di follower e qualche nome di spicco che fa da megafono. Funzionano perché l’animo umano a volte tende a credere a ciò che è verosimile senza verificare che sia vero. E tende a credere ad una cattiva notizia, invece che a una buona. L’esplosione delle fake news ha restituito autorevolezza e un ruolo all’informazione giornalistica di qualità. 

Ecco perché l’ascolto televisivo e radiofonico ha raccolto nuovo pubblico. Di fronte all’ansia e alla paura, il primo bene rifugio è stato il giornalismo di qualità. Nella maggior parte dei casi ci si è rivolti a un’informazione certificata, seria e autorevole. È stato innegabile un ritorno alle testate giornalistiche storiche. Telegiornale in primis. Accordando un’alta credibilità ai canali del servizio pubblico. È stata questa la principale risposta al diffondersi dell’ansia generata dal Covid e dalla pandemia. 

Un disagio che, stando ai dati raccolti dal recente sondaggio, è stato registrato soprattutto nella Svizzera italiana. Per oltre la metà degli adolescenti, la paura più grande è stata quella di ritrovarsi con un parente ammalato. La vicinanza con quanto stava accadendo nel nord Italia – e nella vicina Lombardia in particolare – ha senza dubbio amplificato la paura dei giovani, andando a incidere sul loro equilibrio psicologico. Un disagio che dovrà essere tenuto d’occhio, ma che ha trovato un primo antidoto proprio nel giornalismo di qualità.

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