Di ciclo e altri (fastidiosi) tabù

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Dalla pubblicità degli assorbenti che mostrano il rosso mestruale (e non solo) alle polemiche nate dopo una foto, pubblicata dalla imprenditrice Leandra Medine, in cui la si vede sorridente, girata di schiena, con la gonna sporca di sangue. Quando l’intimità femminile diventa un tema intrattabile?

Pompelmi, origami, ostriche, conchiglie, marionette che, sulle note di “Take Yo’ Praise” di Camille Yarbrough, si muovono, cantano e ricordano…una vulva. L’atmosfera è “pop”, le tonalità predominati sono calde, sono quelle della carne: il rosso, il rosa, il beige, l’ambrato, il marrone. È questo quanto appare in un video pubblicitario (guarda sotto).

Impossibile sia passato inosservato anche ai lettori e soprattutto alle lettrici di Gas, dato che lo spot è stato messo in onda, per la prima volta, nell’autunno del 2018 (in Italia e Svizzera nel 2020). A lanciare la pubblicità la marca di assorbenti Nuvenia (brand di Essity) che, senza timori, ha deciso di intitolarla “Viva La Vulva”.

Un video che, nonostante sia in circolo da tempo, fa ancora discutere e spacca in due l’opinione pubblica, fra chi apprezza il gesto emancipante, e chi invece lo considera di cattivo – cattivissimo – gusto. E fra questi troviamo anche molte donne (guarda l’album. Fonte: Facebook di Nuvenia).

Quel rosso che crea imbarazzo

Il messaggio lanciato dall’azienda è semplice: cercare di rompere i tabù che riguardano le parti intime femminili, incoraggiando le donne a vivere con armonia e serenità la propria intimità, a scoprirla, a prendersene cura, imparando ad amarla e a non vergognarsene.

Sempre sulla stessa linea, anche nel 2019 l’azienda aveva cercato di infrangere un altro cruccio. Per la prima volta, sul “grande schermo”, il famoso test dell’assorbenza non veniva mostrato col classico liquido blu, a simboleggiare le altrettanto famigerate perdite, ma col rosso, il vero colore delle mestruazioni. 

Ad aggiungersi alle aziende che cercano di sensibilizzare le proprie clienti, troviamo anche diverse donne, provenienti dal mondo dello spettacolo e non. 

È il caso di Leandra Medine, imprenditrice e influencer newyorkese che, sui propri social, ha pubblicato alcuni scatti in cui la ritraevano raggiante, mentre da dietro sfoggiava una chiazza rossa, messa in evidenza dall’abito bianco (guarda foto).

Fonte: profilo Instagram di Medine: https://www.instagram.com/p/CKkgjHRnVBH/

Anche qui molte le critiche, soprattutto da donne. Ma perché questo dà così tanto fastidio?

Tanta ignoranza ed imbarazzo 

Per rispondere al sopracitato quesito faccio una cosa che non si dovrebbe mai fare: rilancio con altre domande.

Ad esempio, chi sa cos’è la vulva? Chi sa qual è la differenza fra vulva e vagina? E chi sa invece che cosa sono e a cosa servono esattamente le mestruazioni? 

Se per caso avete avuto qualche difficoltà a rispondere oppure avete sentito un certo disagio ed imbarazzo, vi dico che è normale.

Da una ricerca condotta nel 2020 dalla stessa Nuvenia, in collaborazione con l’istituto di ricerca AstraRicerche, emerge una scarsa conoscenza del corpo femminile e una grande difficoltà nell’affrontarla, tanto da suscitare un forte senso di insicurezza in molte donne. 

Se vogliamo utilizzare i numeri, su un campione di circa 1’200 intervistati, di età compresa tra i 18 e i 65 anni, scopriamo che in Italia 1 persona su 5 non sa definire dove si trovi esattamente la vulva, e 1 su 3 ritiene che abbia la stessa forma per tutte le donne. Ma i dati non si fermano qui. Il 23% degli italiani sostiene di non essere abbastanza informato sull’apparato genitale femminile, quasi 3 soggetti su 4 (74%) vorrebbero saperne di più, il 25% non sa indicare dove si trovi la vulva e soltanto il 31% sa che vulva e vagina sono due organi diversi. Il 45% non ne parla mai e il 34% delle donne si dichiara in imbarazzo nel rapporto con la propria zona intima. Un quadro non molto lusinghiero e che non interessa solo la vicina Penisola. 

Mostrala sì, ma quando non “soffre”

Il corpo femminile è un tabù e questo, se ci pensate bene, è un pensiero ossimorico. Il corpo femminile è spessissimo pubblicizzato alla tivù, sui cartelloni, nei porno e altrettanto spesso, gli viene conferito un aspetto erotico, sessualizzato.

Un corpo che deve essere sempre disponibile, pulito, giovanile e artificiale.

Si decide di omettere tutto ciò che non piace, che è “impuro”. E così negli spot il ciclo mestruale diventa magicamente di colore blu, le donne si depilano pur non avendo neanche un pelo,  fino ad arrivare alle creme anti age rigorosamente spalmate su donne giovani.

E così ci viene insegnato che è buona cosa nascondere l’assorbente nella tasca prima di andare in bagno, che è disdicevole dire a un uomo: “Ho le mie cose” (mi raccomando: “cose” o “sono nel mio periodo”, sia mai di usare altri vocaboli), che sporcarsi in pubblico non è naturale, è una cosa disgustosa. È il fatto compiuto della nostra mancanza di autocontrollo su questo corpo “femmina” e indisciplinato. Insomma: mostrala sì, ma quando non “soffre”, non sanguina.

E sempre restando in tema lessicale, fulminante per me fu il pensiero espresso da un mio amico, nonché collega. Alla mia domanda “secondo te è un fatto più culturale o di divulgazione?”, lui mi rispose: “Secondo me lessicale. Mestruazioni sa di brutto, sa di sofferenza. Perché non le si dà un nome più accattivante, tipo: gammalaser! La gente bisogna coinvolgerla in qualche modo, soprattutto noi uomini”.

Che dire, chapeau per la risposta e la piccola lezione di civiltà. 

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