Donna, metti giù quel cacciavite!

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In questi giorni ha suscitato un po’ di polemica una pubblicità di Swisscom. Dei manifesti che raffigurano una donna con in mano telefonino e cuffiette e lo slogan: “La tecnica proprio non mi interessa”.


La Swisscom ovviamente c’è per te. Donna. Perché la logica ci dice che gli uomini amano la tecnica mentre le donne la cucina.

Molti potrebbero pensare che sia una quisquilia, vero. Eppure è una quisquilia che porta avanti uno stereotipo talmente duro da scalzare da essere ancora qui in bella mostra in una Svizzera che non è proprio l’Arabia Saudita. Uno stereotipo che vede l’uomo sporco di grasso con in mano un cacciavite in un garage o che smonta paziente una radio e una donna che pianta fiori o vende capini per neonati in negozio.


E se ritenete sia una fesseria, pensate come debbano sentirsi quelle ragazze che coraggiosamente e proprio andando contro questi stereotipi, intraprendono una professione legata alla tecnica. Eh sì che l’elettromeccanico o l’ingegnere non sono mestieri che richiedono particolari caratteristiche fisiche, però sono praticamente appannaggio dei maschi. Lo sono perché le donne non ci capiscono un piffero di tecnica? No, perché secoli di stereotipi hanno relegato le donne al di fuori di questi ambiti. Sono gli stessi stereotipi che fanno pensare alla massa che se un uomo fa il maestro d’asilo o il parrucchiere è gay.


Non è una pubblicità che cambierà il corso della storia, ma di certo sottolinea una narrazione che va avanti da secoli, una narrazione che relega donne e uomini in categorie ben distinte, impedendo praticamente a entrambi di esplorare quella bellissima parte di mondo che la società gli preclude. È il sessismo strisciante, non palese ma ormai sdoganato dalla nostra società, era quello che faceva in modo che se io digitavo la parola “nurse” (infermiera) sul web un paio di anni fa, le prime due schermate mi davano costumini sexy da infermiera e ragazze ammiccanti con perizomi, croci rosse e poco altro a coprirle.


Oggi però, a un anno dall’entrata in gioco del Covid, la musica è cambiata, e se scrivete infermiera, escono davvero le donne in blu e in turchese che ci hanno salvato la vita e le infermierine da sexy shop sono finite in secondo piano. Covid inconsapevole complice della lotta al sessismo e livella di generi.


Io avevo due amici, cioè, ne avevo di più ma questi mi fanno gioco. Uno era parrucchiere e non era gay, anzi, aveva una passione non indifferente (peraltro ricambiata) per il mondo femminile. L’altra era un meccanico e la vedevo spesso in tuta e gli attrezzi, quando non allattava suo figlio o beveva un’aperitivo con tacchi e trucco. Stereotipi, viviamo di stereotipi che diamo per scontati e innalziamo a livello di leggi. Eppure è così bello un mondo colorato, dove ci sono donne metalcostruttrici e uomini maestri d’asilo. Insomma, un mondo dove tutto è possibile, non è un mondo più divertente e che vale la pena di essere vissuto?


Per questo lascia perplessi la scelta di Swisscom, che forse, più che essere sessista, segue le indicazioni di una massa, dove è una maggioranza supina a dare per scontati questi stereotipi.


È dunque seriamente dovere delle grandi aziende e delle agenzie di pubblicità rompere queste abitudini, visto che sono loro stessi a crearli.

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