Facebook imparziale? Un’illusione

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Facebook avrebbe permesso a un ampio network di account fasulli di gonfiare artificialmente la popolarità online di un parlamentare indiano, membro del partito nazionalista al potere BJP.

Secondo alcuni documenti interni visionati dal personale di The Guardian, la compagnia di Mark Zuckerberg sarebbe stata in procinto di cancellare gli account in questione, ma si sarebbe fermata dopo aver scoperto che un parlamentare (che rimane innominato) era direttamente coinvolto. 

A segnalare la vicenda è stata Sophie Zhang, data scientist per Facebook, che ha scoperto il network. Zhang ha deciso di parlare per esporre il fallimento di Facebook nel prevenire che la piattaforma venga usata per manipolare il discorso politico. “È ovviamente ingiusto avere un set di legge per ricchi e potenti e un altro per il resto dell’utenza, ma è questa la strada che Facebook ha preso”. 

La decisione di non agire contro il network, che ha apertamente violato le condizioni d’uso della piattaforma, è solo l’ultimo esempio dell’attitudine imparziale che non solo Facebook, ma molti altri social media hanno avuto negli ultimi anni. Per esempio, dopo che Trump fu bandito da Twitter, molti cittadini brasiliani hanno richiesto misure simili nei confronti di Bolsonaro. Il presidente brasiliano ha incoraggiato i suoi seguaci ad armarsi in vista delle elezioni; Secondo Felipe Neto, probabilmente il commentatore politico più celebre della nazione, “l’ossessione di Bolsonaro nell’armare il maggior numero possibile di suoi elettori ha un ovvio obbiettivo. Lui e la sua famiglia politica si stanno preparando a non accettare il risultato dell’elezione in cui sfiderà Lula. Come quanto successo al campidoglio negli USA, ma molto peggio”.

Bolsonaro e altri membri del suo partito hanno fatto e tutt’ora fanno ampio uso di account fasulli su Facebook e Twitter, ma le piattaforme hanno raramente preso provvedimenti. 

Tornando alla questione indiana, queste notizie gettano pesanti dubbi sulla relazione tra Facebook e il partito di governo BJP. Secondo i dati raccolti dal Wall Street Journal nell’agosto 2020, Facebook avrebbe ripetutamente trattato le violazioni da parte di membri BJP con “eccessiva clemenza”. Sempre in base a quanto riferito da Sophie Zhang, le alte sfere di Facebook hanno più volte mancato di dare il via libera all’eliminazione degli account fasulli dopo che sempre Zhang ha rilevato l’account personale del parlamentare in questione tra quelli coinvolti. “Ho chiesto più volte, senza mai ottenere risposta. Mi è sembrato molto preoccupante, dato che aver colto in flagrante un politico dovrebbe essere un’ottima ragione per agire”.

Il problema relativo all’uso improprio dei social media sembra essere fin troppo comune in India. Julia Carrie Wong scrive per The Guardian: “Tutti i partiti politici in India beneficiano dall’uso di tecniche depistanti per ottenere finti like, commenti o condivisioni. Prima delle elezioni generali del 2019, Sophie Zhang aveva lavorato in una massiccia operazione consistente nel cancellare profili automatizzati, responsabili di oltre 2.2 milioni di like, 1.7 milioni di condivisioni e oltre 330’000 commenti”. Tuttavia, la stramaggioranza di questi profili facevano campagna a favore del Congresso Nazionale Indiano, principale partito d’opposizione. Cosa che ha gettato ulteriori dubbi riguardo presunti accordi tra Facebook e BJP.

L’esempio indiano è applicabile a tutte le nazioni del mondo, per ragioni che vengono così spiegate da Srinivas Kodali, ricercatore per il “movimento per l’uso libero dei software”: “Il valore di un politico è oggigiorno determinato dal numero di seguaci sui social media. Modi domina in questo reparto. La popolarità social non aiuta direttamente a ottenere potere reale, ma è diventata un modo per farsi notare e scalare verso l’alto. Questo modo di fare è diventato prassi per ogni paese con una copertura internet sostanziale”.

Facebook non si è espresso sulla questione. Non ha neanche risposto a domande da parte di diversi giornali sul quale team fosse incaricato di valutare la situazione e su perché questa valutazione non compare nei registri di sistema. 

Per concludere, l’imparzialità di Facebook a livello politico è ormai ampiamente documentata e visibile. In molti si sono chiesti perché sono permessi sulla piattaforma gruppi in cui bande di estremisti americani hanno organizzato atti violenti tra cui l’assalto al campidoglio o le “contromanifestazioni” i cui partecipanti hanno ucciso più di una volta durante le manifestazioni contro la brutalità della polizia. Lo scorso settembre, parlando con Politico.com, i dirigenti di Facebook si sono difesi dicendo che la realtà è semplicemente che i contenuti di destra si sposano meglio con il modo di comunicare promosso dalla piattaforma. Ma visti gli sviluppi, non si può fare a meno di farsi una domanda: è forse possibile che una supermultinazionale come Facebook promuova lo status quo di paesi di destra generalmente più libertari dal punto di vista economico?

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