Flora, l’ironia e l’arguzia del giallo

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«Flora», di Alessandro Robecchi, stupisce e ammalia. Originale nello sviluppo e nelle soluzioni, animato da una leggerezza che non manca di profondità. Bello, bello e … subito vincente.

Nuova perla per la bella serie di Alessandro Robecchi dedicata a Carlo Monterossi: «Flora», appena stampato da Sellerio e subito in vetta alle classifiche di vendita. In otto anni otto romanzi, uno più bello dell’altro. L’ex-redattore di «Cuore» ed ora giornalista a «Il Fatto Quotidiano» nonché autore televisivo per Crozza, ci sa decisamente fare.

In questa avventura, che a differenza delle altre sminuisce un po’ il ruolo di Milano (qui è solo fatturato e velocità, poi insistente promessa di pioggia, che non arriva), lo scrittore meneghino stupisce alla grande focalizzando il mirino su Flora, la presentatrice del programma più trash della televisione italiana: «Crazy love». Lacrime gratuite, pietose confessioni «in live», casi umani inverosimili, come quella della «ballerina spogliarellista (al Calippo King’s Club) che si è innamorata di un personaggio ricco e potente, è rimasta incinta e, nonostante la religione ha abortito, poi ha avuto una crisi mistica e si è fatta suora cistercense bernardina d’Esquermes, ed ora è lì in veste di penitente, in lacrime, con vesti corte e rossetto». Questo è Crazy Love. E pensare che le intenzioni del suo creatore, il nostro Carlo Monterossi, erano anche buone: «lui voleva raccontare delle vita semplici, normali, ma poi la macchina dei soldi, il grande Moloch, la macina stritolante degli ascolti e, in sostanza, la Grande Fabbrica della Merda, avevano trasformato la sua idea in quel caravanserraglio che Flora, la presentatrice, alimenta e anima.». Pensare alla D’Urso – ma non solo! – viene quasi spontaneo, eh già.

La nuova puntata dell’appassionante avventura scritta da Robecchi entusiasma e meraviglia i lettori per ritmo, linguaggio e colpi di scena (davvero originali e non limitati al «cosa» ma anche agli aspetti caratteriali di alcuni protagonisti). Non ci sembra una buona idea raccontare qui la rava e la fava, per predisporre il palato ci basta citare alcuni punti salienti. Flora viene rapita, poi diventa protagonista dello spettacolo più visto nella storia della televisione italiana: a reti unificate e con un battage preparatorio che nemmeno la finalissima della coppa del mondo di calcio con in campo la Nazionale azzurra. Un’ora di televisione in diretta, senza censure e senza pubblicità! Un’incognita che fa scorrere paginate di inchiostro, che crea fazioni (quella della fermezza e quella della trattativa!), istanze parlamentari e centinaia di ore televisive preparatorie su tutte le reti, in attesa del Grande Evento.

Poi, poi ci sono diverse pagine dedicate a Robert Desnos, il poeta surrealista nato agli albori del Novecento e morto in un campo di concentramento nazista (n.d.r: che riscoperta ! Davvero grande Robecchi nel riproporre questo intellettuale anomalo ma ugualmente meritevole, non c’è solo Bob Dylan nei suoi preferiti). Ovviamente con un Robecchi così in forma si ride e si sorride come non mai, e si riflette. Sul mezzo televisivo, certi suoi retroscena, sulla tecnologia che, volendo, può essere piegata al valore della libertà. E sul mondo dei media, ça va sans dire. Davvero bello, a parere di chi scrive il migliore dei suoi gialli, se così li si vogliono definire.

«Flora», 2021, di Alessandro Robecchi, ed. Sellerio, 2021, pag. 365, Euro: 15,00.

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