Giuseppe Catozzella e la sua “italiana”

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Donne che hanno fatto la storia, anche se non sono state riconosciute. “Italiana”: un romanzo storico attualissimo di Giuseppe Catozzella. La biografia di Cicilia, la prima e unica “capa” di un gruppo di briganti. Un affresco che fa rabbrividire, conquistando.

Ci sono almeno tre motivi per leggere il bel romanzo “Italiana”, scritto da una delle voci più interessanti della giovane narrativa italiana: Giuseppe Cattozzella (vincitore del premio Strega giovani un po’ di anni fa e autore dello splendido “E tu splendi”, Feltrinelli, 2019).

Il primo è la collocazione storica della narrazione. Siamo nel sud Italia, più precisamente a Casole, nella Sila calabrese. Gli anni sono quelli “un po’ prima e un po’ dopo Garibaldi”: in poche parole in pieno Risorgimento. Se si escludono i grandi classici (Tommasi di Lampedusa, Verga e … sì, mettiamoci anche De Amicis con il suo “Cuore”) non è un periodo molto raccontato. Catozzella lo fa aggiungendoci un punto di vista originale e scegliendo quale protagonista uno sconfitto, un brigante, anzi una brigantessa (la prima e probabilmente unica!). “Italiana” è la storia di Cicilla, lontana ava dello stesso autore. Il suo nome ufficiale sarebbe Maria Oliverio.

Il secondo è nella storia in sé stessa: dura e non priva di poesia, drammatica e atrocemente vera. Costruita su documenti certificati e testimonianze dirette, “Italiana” affronta temi eterni come la sopravvivenza in tempi di povertà assoluta, di fatiche inenarrabili (ovviamente figlie di sfruttamento bieco), amori e tradimenti, sogni e ferocia. E confronto con la Storia, quando il cambiamento è palpabile e non è individuale, sta nascendo la “Nazione”, anche se … . C’è davvero tanto, ma non troppo. Si sfiorano situazioni già lette, come i figli in adozione che devono tornare a fare i conti con la miseria di famiglia (“L’arminuta”) e il profondo odio tra fratelli (allucinante la sorella maggiore della protagonista, non privo di perché i loro destini incrociati). Poi la vita in clandestinità nei boschi, una situazione che poi avrebbe avuto la beatificazione letteraria con gli scrittori della Resistenza. L’amore e il tradimento, l’euforia e la delusione:  il rendersi conto di trovarsi dalla parte sbagliata, meglio: di essere stati traditi, dopo aver dato tutto. E ritrovarsi a dover ricominciare da capo, con le promesse in premessa andate in fumo (“la terra ai contadini”: e come no!?!)

Il terzo ma non ultimo motivo è nello stile di Giuseppe Catozzella. In certi frangenti si rasenta l’epopea, in certi altri sembra di leggere un western statunitense. Come la sua protagonista, Catozzella assume la grammatica dei boschi senza rinunciare alla “classicità” di quei testi che la maestra elementare, pur conosciuta per poco tempo, ha saputo trasmettere a Cicilla. Incidendo sulla sua personalità. Scritto in prima persona “Italiana”, è animato da una passione rara, capace di coinvolgere subito il lettore. La Brigantessa, con la sua inesauribile brama di libertà e giustizia, affascina e commuove, nei suoi momenti più alti come in quelli disperati: il suo narrare è fluido e realistico, con qualche inflessione dialettale comunque sempre comprensibile. 

E il titolo ? Non riveliamo quando compare nel romanzo, e perché. Ci basta questa citazione per rendere l’idea:

Volevamo fa un’Italia unita per davvero. Un’Italia che doveva trovare la sua unità nell’uguaglianza dei braccianti e del popolo, da nord a sud e non in una guerra infame che ha trattato la parte conquistata come Cristoforo Colombo ha trattato gli indiani. Volevamo scegliere di essere italiani“.

Ma sì, ammettiamolo, Catozzella riesce persino a trasmettere un sano principio di patriottismo. Non legato al sovranismo, ci mancherebbe, ma al “comun sentire di un popolo”, quello che da sempre viene meno rappresentato. Un romanzo che ci è piaciuto, molto. 

“Italiana”, 2021, di GUSEPPE CATOZZELLA, ed. Mondadori, 2021, pag. 322, Euro: 19,00.

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