Il sergente ci ricasca e Gobbi tace

Pubblicità

Di

Beccato di nuovo in flagrante il poliziotto, già noto alle cronache, per i post che inneggiavano al fascismo e nazismo. Stavolta l’uomo minaccia di morte il vandalo che gli ha rovinato l’auto. E in tutta questa storia, a pesare come un macigno, è il silenzio del capo del Dipartimento delle istituzioni.

Il lupo perde il pelo ma non il vizio, così recita il proverbio. E anche il protagonista – dell’ennesima spiacevole vicenda in salsa ticinese – sembra non aver eliminato del tutto le sue cattive abitudini.

Stiamo parlando dell’agente, di cui Gas si era occupato per la prima volta cinque anni or sono, che scriveva frasi d’odio sui social network. I contenuti presenti sul profilo Facebook del poliziotto, erano un vero e proprio concertato di razzismo, machismo e profondo rancore verso le minoranze, tanto da arrivare a postare frasi ed immagini di Hitler e Mussolini (leggi qui sotto).

L’uomo, nei suoi deliri social, inneggiava allo sterminio e, nonostante il polverone sollevato e la fedina penale macchiata (fu condannato a 90 aliquote pecuniarie giornaliere, sospese con la condizionale per due anni), gli fu comunque data la promozione a sergente maggiore nel 2018 (leggi qui sotto).

Oggi, tramite LaRegione, veniamo a conoscenza di un altro episodio, più recente. 

“Sei uno scarto della società”

Da un articolo a firma del giornalista Lorenzo Erroi, pubblicato martedì 13 aprile, scopriamo che il poliziotto, oltre alla passione per i regimi autoritari, su Facebook non si tira indietro nemmeno quando c’è da minacciare di pestaggio qualcuno.

A causare le ire del sergente, un vandalo, che avrebbe infierito sulla sua autovettura con una spranga. La divisa che porta non lo persuade dall’affidarsi a Facebook per cercare un contatto con colui o colei che gli ha causato il danno.

“Quel succedaneo d’uomo nonché figlio di padre ignoto”, “scarto della società”, “omuncolo” sono solo alcuni degli epiteti utilizzati. 

L’ignoto distruttore d’auto è avvertito: “La vita con te è stata avara in tutto e il tuo destino terreno (anche se mi piacerebbe accelerarlo) è segnato, presto arriverà il giorno”, e ancora “La mia auto la troverai lì spesso e se ti fa star bene puoi continuare a danneggiarla ma ti avviso: è un po’ come la roulette russa, può andare sempre bene come può anche non essere così”, per poi essere ancora più esplicito “ti posso assicurare su tutto ciò che ho di caro a questo mondo che per il tempo necessario dimenticherò chi sono nella vita e sarà forse l’unica volta che non vedrai l’ora che arrivino in tuo aiuto i tanti odiati sbirri! Applicherò un’antica legge non comune alle nostre latitudini…”.

Frasi che lasciano di stucco. Ancor di più se ci ricordiamo che a scrivere questa sequela di minacce non è un ragazzino incosciente o frustrato, ma un uomo di cinquanta-sessanta anni, che è un poliziotto. Indossa una divisa, ha un distintivo, porta una pistola e rappresenta le forze dell’ordine.

Gobbi e il DI: silenzio tombale

Interpellata sulla vicenda, la Polizia cantonale risponde tramite il suo portavoce Renato Pizolli. Leggiamo da LaRegione: “Abbiamo preso atto di quanto segnalato e da parte del Comando della Polizia cantonale sono state avviate le verifiche del caso. Al momento è prematuro esprimersi oltre. Si precisa comunque che già sin d’ora la direzione della Polizia cantonale deplora i toni e i contenuti del post in questione”.

La polizia quindi non si sbilancia troppo. Ma ciò che lascia davvero perplessi è il silenzio stampa portato avanti dal Presidente del Consiglio di Stato, nonché direttore del DI, Norman Gobbi.

Proprio lui, il cui partito è il primo ad alzare asce e forconi contro i dipendenti pubblici di altri dipartimenti (e casacche politiche). 

Lui, che gioca molto sul ruolo di “sceriffo del Ticino”. Lui, che è intransigente, duro e serioso nell’esprime condanne sui media e non, ora tace. 

Tace oggi come ha taciuto allora, nonostante questo sergente più di una volta abbia gettato imbarazzo sulle forze dell’ordine e sulle istituzioni. 

Noi speriamo veramente che questo silenzio sia voluto per prendere tempo, che nelle prossime ora Gobbi si decida ad esprimersi sulla vicenda, e che non continui questa odiosa tradizione un po’ tutta ticinese, che ci vede come struzzi sempre pronti a nascondere la testa sotto la sabbia. 

Perché, veramente, questi silenzi iniziano ad essere indigesti, incomprensibili e odiosi.

Pubblicità

GAS è gratuito, perchè riteniamo fondamentale che il maggior numero di lettori possibile possa avere un’informazione alternativa rispetto alla stampa ufficiale.

Il nostro lavoro, tuttavia, comporta degli investimenti. Abbiamo scelto di non ricorrere alla pubblicità per non “sporcare” il sito con annunci pubblicitari, e mantenere la nostra indipendenza rispetto al mondo imprenditoriale ed economico. Ci sosteniamo solo tramite le adesioni dei nostri soci e le donazioni dei nostri lettori.

Se anche tu vuoi aiutarci ad andare avanti nel nostro lavoro di informazione indipendente e alternativa, puoi contribuire diventando socio di GAS oppure con una donazione libera. Grazie per il tuo supporto.

SOSTIENI GAS NO,GRAZIE!