India: più di 2000 morti al giorno

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I mutamenti geopolitici e i cambi di equilbri di forze nel mondo del dopo guerra fredda sono evidenti. E forse è il Covid a mettere sul piatto una realtà che a molti non piace. Ovvero, i paesi comunisti, come Cina e Cuba, hanno avuto una gestione molto più pratica e coordinata della pandemia.


Attenzione, non è un giudizio di valore, per cui potete continuare a leggere senza timore di un pistolotto filocomunista.

Se prendiamo due giganti emergenti come la Cina e l’India, difficilmente non possiamo notare gigantesche discrepanze. Senza voler fare il sociologo o il politologo (le due realtà sono molto complesse e difficilmente paragonabili) oggi è evidente che l’India, basata soprattutto su una crescita selvaggia con pochissime regole, a cui seguono proteste gigantesche da parte di contadini e lavoratori, è totalmente incapace di gestire la pandemia (leggi qui sotto).


Troppa povertà e la poca capillarità della presenza statale, con una pesante presenza di funzionari corrotti e impuniti, ha portato alla situazione attuale, che vede l’India come il peggior paese ad oggi a controllare il virus. Solo in questi giorni, l’india è arrivata a tassi di 350’000 positivi al giorno, portando il totale dei contagiati a 17 milioni e rotti. Quasi 200’000 vittime in totale e una quota di morti giornaliera che supera le 2’000 unità.

A questo aggiungiamo che molto probabilmente, buona parte dei morti, soprattutto nelle aree più povere, non vengono nemmeno ricoverati né monitorati.

Due realtà gigantesche, con popolazioni praticamente numericamente uguali (circa un miliardo e 400’000 abitanti) ma con un approccio in cui la pandemia ha evidenziato le discrepanze e le differenze.

Più autocratico e perentorio quello cinese, ha permesso un rapidissimo contenimento della pandemia e una gestione se non impeccabile, perlomeno virtuosa del disastro. Dall’altra, in uno stato prevalentemente “democratico” (con tutte le virgolette che servono) che sta affrontando un disastro senza precedenti.


Il limite è probabilmente legato al numero di abitanti. È impensabile gestire un’economia di mercato di stampo capitalistico, senza una forte influenza governativa che guidi e piloti il paese per evitare tutte quelle disugaglianze spaventose che invece l’India (e anche gli USA, ammettiamolo) hanno visto evidenziare in maniera tragica in seguito alla pandemia di Covid 19.

Diciamo che paragonati sul piatto dell’evoluzione umana, il sistema cinese è molto più performante e solido di quello indiano, e ha al suo interno molte meno disuguaglianze. Le due popolazioni, eliminate le ovvie sacche di insoddisfazione, hanno un approccio diverso allo Stato e alla politica, molto più gregario e complice (soprattutto le nuove generazioni) la Cina, molto più disperata e conflittuale l’India. Ed entrambe hanno una forte componente nazionalistica, che però, filtrata dai due diversi regimi porta, appunto a reazioni diverse e antitetiche.

Impossibile, in fondo, (senza voler generalizzare e comprendendo tutti i particolarismi) non notare le incredibili differenze tra le due nazioni. Stessa cosa in piccolo, se così si può dire, per quanto riguarda l’isola di Cuba, che ha oggettivamente fatto vergognare gli Stati Uniti di Trump, mettendone in evidenza le criticità del sistema sanitario liberista.

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