La Ferragni entra in politica?

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Chiara Ferragni ha tutto. È bella, amata, ha 23 milioni di persone che la seguono, è l’influencer più quotata in Italia e una delle più abili al mondo. Ferragni non è una donna. È un brand, è un’azienda, è un modo di pensare.

Soprattutto Chiara Ferragni è giovane e ha il mondo ai suoi piedi. Ha compiuto 33 anni, come Gesù, il 7 maggio scorso, ma non farà la stessa fine anche se molti la vorrebbero crocifissa. Chi per odio o invidia, chi perché aborrisce quel modo di fare successo, chi perché la vede invisa politicamente.

Eh sì. Perché la Ferragni, con il cavalier servente Fedez, se non ve ne siete accorti fa politica, ed è comprensibile. Perché quando hai tutto, soldi, ricchezza, celebrità, ti rimane solo il potere da conquistare. 

Lo vediamo sottilmente, come nell’ultimo contrasto, dove la bella influencer bionda e boccoluta, che rappresenta il bene in tutte le sue eccezioni occidentali (bellezza muliebre, occhi azzurri, fisico delicato, capelli biondi) si confronta con l’orrida strega Giovanna Maglie, giornalista, che invece rappresenta tutto ciò che l’Occidente modaiolo condanna (mai un sorriso, rabbia a fiumi, un aspetto poco avvenente).

Attenzione, non è un giudizio di valori di chi scrive, ma un’oggettiva percezione del popolo social che segue la Ferragni.

La Maglie, giornalista di destra e personaggio controverso, sovranista e seguace di Salvini, se l’è presa con la Ferragni, rea di avere, appunto, fatto politica. La Ferragni, si scagliava contro la Regione Lombardia, che ha oggettivamente gestito disastrosamente (sotto guida leghista) la pandemia e la conseguente campagna vaccinale. E lo ha fatto in modo astuto, mi permetto di dirlo visto che bazzico i social da un po’ ed è anche il mio mestiere comunicare. 

Chiara ha criticato la campagna vaccinale perché la nonna di Fedez, avrebbe avuto una corsia preferenziale a sua insaputa proprio perché, appunto, nonna di “famosi”. La Ferragni non ci sta, e si fa adorare dal popolo dicendo che le vaccinazioni devono essere fatte e tutti, indipendentemente da censo e condizione sociale e che non è giusto che nonnina abbia avuto la precedenza.

Ironia a parte, la Ferragni ha comunque ragione, ma lo dice in modo da farsi voler bene dal suo pubblico e fa un’operazione politica che la Maglie, da antagonista, percepisce subito: 

La giunta lombarda di Fontana è corrotta, agisce male e lo fa perseguendo favoritismi e interessi personali. Questo è quello che fa capire tra le righe Ferragni.

Lo fa solo per compiacere i suoi followers? No, la Ferragni è tutto meno che stupida o meramente opportunista. Come dicevamo, quando a 33 anni hai mezza Italia ai tuoi piedi, puoi cominciare a divertirti con quello che non hai ancora e che ogni persona ambiziosa alla fine persegue: il potere politico.

Lo ha fatto ora criticando la giunta lombarda, lo aveva fatto qualche mese fa sposando la richiesta di Conte per spingere la gente a vaccinarsi. In tutta questa storia, la reazione scomposta della Maglie è da manuale, nel senso che per qualunque persona si occupi di comunicazione è l’agognata reazione al post della Ferragni. La Maglie, aggredendola su una cosa percepita come buona dal suo popolo, scivola malamente e riesce a fare due cose sbagliate: la prima è appunto aggredirla, la seconda farlo prendendola in giro e dicendo che è evidentemente in depressione post parto e dunque poco lucida mentalmente.

”…la depressione post partum di Chiara Ferragni produce denunce politiche feroci alla Lombardia. Sempre la vecchia storia di fare il proprio mestiere (si fa per dire)…”.

Da manuale anche la risposta della Ferragni a Maglie: 

“Ha ridicolizzato una situazione che colpisce moltissime donne e che va assolutamente presa sul serio. Per la giornalista che mi ha diagnosticato una depressione post parto, via Twitter per il fatto di essermi esposta vorrei dire che così non solo risulta poco professionale (si è trasformata in medico in un tweet in cui afferma che ognuno devia fare il proprio lavoro) ma anche completamente fuori luogo ridicolizzando una situazione molto grave ed invalidante che colpisce almeno il 10/15% delle donne e che deve assolutamente essere presa sul serio”.

Giovanna Maglie cotta e mangiata. Ferragni in 8 righe riesce a dire: Che Giovanna Maglie fa la giornalista ma non è professionale, che prende in giro tutte le donne italiane (anche se solo il 15% ha la depressione post partum, questa è una paura generalizzata). Che Giovanna Maglie evidentemente non appartiene al mondo delle donne e che parla di cose che non conosce.

Sono certo, che nel tempo, la china politica della Ferragni si farà più decisa, collocandosi in un’area liberal ma non troppo estremista. Una linea che in fondo soddisfi chi la segue ma, soprattutto, una linea che lentamente e inesorabilmente guiderà i suoi seguaci nella direzione da lei voluta. In fondo fare politica è come vendere borsette. Ti inventi un brand, un prodotto e poi cerchi di capire chi te lo può comprare.

È un male? Non necessariamente, ad oggi, la coppia dei Ferragnez ha mantenuto toni pacati e moderatamente progressisti, nel solco di un pensiero giovane, politicamente corretto e vagamente sociale. Ma soprattutto ha una linea che trafigge perfettamente come un coltello, la carne del bigottismo ultrareligioso e conservatore del sovranismo cattolico, l’antagonista ideale, brutto e becero della luminosa Ferragni-angelo. 

Insomma, la storia della strega malvagia e di Biancaneve è di nuovo lì, servita su un piatto d’argento, solo che al posto della magia ci sono i social network e la Ferragni è molto meno ingenua di Biancaneve.

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