Le prime crepe del nuovo campus

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Mai sentito parlare di “buone vibrazioni”? Capita quando nell’aria c’è la giusta energia, quell’entusiasmo che accompagna le nuove sfide e che si tratti di un nuovo amore come nel caso della canzone dei Beach Boys, o di altro, poco importa. Quel che conta è che siano positive. Purtroppo però, quelle riscontrate a marzo all’interno dei laboratori del dipartimento di tecnologie innovative del nuovo campus USI/SUPSI di Viganello, non appartengono a questa categoria. 

Quelle rilevate al pianoterra del campus sono vibrazioni spiacevoli e inaspettate. A causarle un problema che è stato tra l’altro confermato da uno specialista arrivato apposta da Zurigo. La soletta sulla quale poggiano i macchinari che producono queste vibrazione indesiderate non va bene. È troppo sottile. Del resto che il campus non sia nato sotto una buona stella lo si era già capito, ben prima che i lavori venissero portati a termine, come accadde quando parte del cantiere andò a fuoco. Acqua. Fuochino. Fuoco. 

Qui dopo aver montato i macchinari ci siamo resi conto che quando questi lavorano, creano delle vibrazioni e queste disturbano le altre macchine che stanno lavorando. Questo non va bene“, ha detto Alberto Petruzzella, presidente del Consiglio della SUPSI che ha anche aggiunto: “Per prima cosa dobbiamo risolvere il problema, poi ci occuperemo di capire di chi è la responsabilità tra committente e progettisti, e chi paga. Comunque siamo entrambi assicurati e abbiamo anche una piccola riserva. Anche se ci dovesse essere qualche costo a nostro carico, non sarebbe un problema“. 

Intanto però, al termine della costruzione dello stabile e dopo l’inaugurazione avvenuta in pompa magna, oltre a crepe e altri difetti ritenuti di normale amministrazione si è scoperto che c’è anche una soletta un po’ troppo leggerina. E che, per rimediare all’inconveniente, la spesa sarà probabilmente nell’ordine delle centinaia di migliaia di franchi. Certo. Rispetto ai 124 milioni investiti per la costruzione del campus potranno sembrare bruscolini, ma qui la questione è un’altra. Soprattutto se consideriamo il gigantismo del progetto.

“È provvisto inoltre – si legge a proposito del Campus Est Lugano sul sito web dell’USI – di diversi spazi comuni, di una sala polivalente, di un’area per esposizioni, di una mensa, di un asilo nido e di spazi per attività sportive. Accoglie circa 600 collaboratori, 1’000 studenti in formazione di base e 800 studenti in formazione continua.”

Insomma, più che di uno stabile, quelli del campus firmato dagli architetti ticinesi Simone Tocchetti e Luca Pessina sembrano i numeri di un vero e proprio transatlantico. E forse non a caso il nome scelto, giusto per essere sobri, è stato Zenobia. Ovvero il nome della prima e unica Regina di Palmira. Politica spregiudicata, seduttrice provetta, intellettuale e guerriera. Perché se le cose le dobbiamo fare, allora facciamole in grande. Fortuna che il nome scelto non è stato Titanic. Lo so, pareva brutto. Ma chissà, forse, per una prossima volta.

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