Lo zoo di Berna incita al bracconaggio?

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Vuoi raccontare la storia dell’estinzione dello stambecco in Svizzera? Ci sta, dobbiamo tutelare il nostro patrimonio faunistico. Discutibile però l’iniziativa dello zoo di Berna, con un percorso con tanto di fucili per far fuori i possenti ungulati.

Un po’ di note interessanti: Gli stambecchi sono animali poderosi, il maschio può arrivare a pesare fino a 130 chili, mica una capretta.

Pensate, in Svizzera siamo stati talmente bravi, da sterminare tutti gli stambecchi nel 1809, solo 6 anni dopo che il Ticino diventava parte della Confederazione, ma i grigionesi fecero meglio, annientando allegramente l’ungulato nel 1640.

Ecco dunque la bella iniziativa dello zoo di Berna: per mostrare la storia del re delle Alpi in Svizzera, i visitatori potevano giocare a sparare ai bovidi dalle imponenti corna. Un’operazione un po’ indigesta anche per la protezione animali, che ha trovato la cosa discutibile.

A questo punto è entrata in scena l’organizzazione animalista “Animal Rights Switzerland”, che ha indetto una raccolta firme, raccogliendone oltre 1500, per far rimuovere i fucili.

Lo zoo è un business, niente di meglio della pressione popolare per far cambiare orientamento al mercato, è infatti lo stesso zoo a rammaricarsi, con un comunicato: “Sfortunatamente, abbiamo dovuto renderci conto che l’oggetto esposto, il fucile finto come simbolo dell’estinzione dello stambecco, non è stato compreso e quindi mal interpretato”

Effettivamente se mi dai in mano un fucile e faccio finta di sparare allo stambecco, potrebbe anche piacermi. D’altra parte, suppongo che allo zoo non siano così scemi da esortare i ragazzini a far fuori ungulati. Certo è che in queste cose bisogna stare molto attenti, lo scivolone o l’incomprensione sono dietro l’angolo. 

D’altra parte, le notizie relative al bracconaggio da noi sono abbastanza frequenti, solo nell’autunno scorso, tre guardiacaccia vallesani erano stati accusati di bracconaggio per aver sparato a delle linci. Peggio ancora, la recente storia tutta nostrana, di un paio di giorni fa, che vedeva un ex capo guardiacaccia, manomettere una preda cacciata per evitare l’inevitabile multa. Un atto poco etico già di per se, ma ancora più vergognoso se effettuato da chi dovrebbe proteggere la selvaggina. E in un mondo dove di frequente i bracconieri sono coloro che dovrebbero proteggere la selvaggina, qualche dubbio è lecito.

E anche casi come quello a Russo, in Valle Onsernone, con l’uccisione di un camoscio che era la mascotte del centro anziani, creano malanimo nella popolazione verso i cacciatori (leggi qui sotto).


Ammettiamo però che spesso negli ultimi anni, come probabilmente nel caso di Berna, operazioni in buona fede vengono travisate, si monta il caso, la gente si inalbera spesso senza conoscere esattamente quello di cui sta parlando e parte lancia in resta e fiaccola in mano per bruciare i colpevoli.

I social media, complici di questi atteggiamenti, troppo spesso infiammano orde di facinorosi che non vedono l’ora di scagliarsi contro il malcapitato di turno.

Ora, senza conoscere in dettaglio i fatti, reputo altamente improbabile che lo zoo di Berna, inciti alla caccia dello stambecco. Ed è pur vero, che rievocare una finta caccia, può magari fare più presa sui ragazzini che spiegarglielo e basta.

Tant’è, allo zoo di Berna di sicuro staranno più attenti, con la certezza che oggi gli animali, come il razzismo e i diritti delle donne, sono terreno minato.

E a prescindere dalle cose belle e giuste, dalle conquiste che si fanno, dai miglioramenti nel nostro mondo che tutela meglio la fauna e le minoranze, non può che rimanere l’amaro in bocca per queste campagne che sembrano asfaltare tutto e tutti, accomunando senza criterio concetti, parole e fatti, senza prendersi spesso la briga di analizzare con serenità la situazione.

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