Lula è tornato, Bolsonaro trema

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Questo paese è nel caos perché non ha un governo. Il paese si è impoverito, il prodotto interno lordo sta colando a picco, i salari sono scesi, il commercio si è ridotto, la produzione alimentare sta diventando insostenibile. E al presidente di tutto questo non gliene importa nulla.” sono le parole dell’ex presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva, noto più semplicemente come Lula, tornato a farsi sentire con una mitragliata di parole. Il suo bersaglio è stato il peggior presidente del Brasile di sempre. Jair Bolsonaro.

Il processo per corruzione e la condanna a dodici anni di carcere avevano offuscato la stella di Lula, il primo presidente di sinistra dal golpe militare del 1964, cresciuto in una famiglia povera, penultimo di tanti fratelli, operaio prima e sindacalista poi. Negli otto anni in cui Lula è stato presidente, il Brasile ha vissuto un’età dell’oro economica. È passato dall’essere un paese del terzo mondo al far parte delle maggiori economie emergenti a livello globale al pari di Russia, India, Cina e Sudafrica.

Grazie alle politiche sociali del suo governo, 28 milioni di brasiliani sono usciti dalla condizione di povertà, ma Lula ha anche consolidato la democrazia delle istituzioni brasiliane, garantendo maggior autonomia al potere giudiziario. Un’ascesa inarrestabile che si è interrotta bruscamente con le accuse di corruzione e riciclaggio dell’inchiesta denominata “Lava Jato”. Con una decisione del tutto inaspettata però, l’8 marzo scorso, un giudice della corte suprema ha annullato tutte le sue condanne per corruzione.

Così se nel 2018, il nome di Lula, non arrivò sulle schede elettorali perché alcuni mesi prima delle elezioni gli fu impedito di presentarsi e Jair Bolsonaro vinse a mani basse anche cavalcando l’onda sollevata dall’indignazione per lo scandalo che aveva travolto e spazzato via Lula, oggi le cose sono un po’ diverse. I sondaggi ci dicono che, per le presidenziali dell’anno prossimo, il 50 per cento dei brasiliani voterà o potrebbe votare per Lula mentre quasi il 60 per cento disapprova l’operato di Bolsonaro.

Del resto sappiamo bene come a causa della mancanza di una strategia contro la pandemia, il Brasile, sia stato finora il paese in assoluto più colpito. E ai 300’000 morti di Covid fin qui registrati vanno anche aggiunti l’alto tasso di disoccupazione e la crisi di democrazia che il Paese sta attraversando. Come se non bastasse, lo scorso anno abbiamo perso una foresta tropicale grande quanto la Svizzera e, in gran parte, in Amazzonia.

Eppure, mentre oggi annaspa, in passato, proprio il Brasile era stato un modello per le vaccinazioni di massa. Così sono in molti ad attendere con impazienza le elezioni presidenziali del prossimo anno, quando il popolo brasiliana avrà finalmente la possibilità di levarsi di torno l’attuale governo il cui operato è stato finora fallimentare se non a tratti perfino criminale, soprattutto pensando alla mancanza di una gestione della crisi sanitaria. E oggi, Lula, malgrado arrivi dal passato, è la scommessa più sensata per assicurarsi la cacciata di Jair Bolsonaro. 

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