Molestie da strada? Parliamone

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Ultimamente si parla molto di “cat calling”, più prosaicamente i commenti o i fischi che vengono rivolti alle donne per strada. Un problema di pessima educazione, con un retroterra machista, che vede la donna come un soprammobile.

Agli anglosassoni concediamo un primato. Riescono a creare, con la facilità di un rutto, termini adatti a qualsiasi tipo di molestia: stalking, body shaming, ghosting… se voi non l’avete mai pensata o catalogata, loro l’hanno già fatto. Questo intristisce un po’ i cultori della lingua italiana, che si vedono sopraffare dagli inglesismi.

Scherzi a parte, a portare agli onori della cronaca una pratica oggettivamente da buzzurri col pelo villoso, convinti del loro fascino irresistibile, è Aurora Ramazzotti, figlia dell’immarcescibile ed elvetica Michelle Hunziker.

Aurora, in un video postato su Instagram, si diceva esasperata e schifata dalle continue attenzioni non richieste da parte di automobilisti e passanti maschi (guarda qui).

Nonostante molti apprezzamenti, la Ramazzotti si è vista sui social, anche redarguire, perché in fondo sono complimenti. E uno i complimenti se li deve prendere senza lamentarsi, e anche esserne riconoscente, magari. A farle eco, l’attrice Vittoria Puccini, che ricorda comportamenti del genere che le creavano angoscia e ansia da ragazzina. E quello dei giovani è un problema serio, soprattutto legato alle molestie, ne avevamo già parlato poco tempo fa (leggi qui sotto).

Infatti il pappagallo da strada, non usa sottili distinguo legati all’età. Ognuna è buona, dalla ragazzina quattordicenne alla signora procace. L’importante è esprimere i propri apprezzamenti. E come sappiamo, di solito, uno non è che grida dal finestrino dell’auto: “Ma guarda che bella ragazza!”. 

La lista di “complimenti” è solitamente un’accozzaglia di termini da trivio, insulti più o meno velati, corredati da fischi, lazzi e risate. Sfido chiunque a percepire questa robaccia da sfigati (perché questi tizi sono degli sfigati) come complimenti.

Un complimento è lecito. Se io sono alla cassa della Coop, e dico alla commessa: “Posso dirle una cosa? Lei ha davvero dei begli occhi azzurri”, sorrido, pago e me ne vado. Quello è un complimento.  

Se passando in auto accanto a una tizia che fa jogging (rieccolo l’inglese), tiro giù il finestrino, fischio e grido: “Bella f**a! Cosa fai stasera?!”, quello non è un complimento. Nessuno, nemmeno un cretino, potrebbe definirlo tale.

Non è difficile.

La Puccini, infatti scrive:

“È qualcosa che ho vissuto sulla mia pelle e mi ha sempre dato più che fastidio. L’ho sempre trovata una violenza, un’aggressione in qualche modo (verbale sì, ma le aggressioni non devono essere sempre fisiche) soprattutto per il senso i disagio che mi lasciava da ragazzina quando gli uomini mi gridavano e mi fischiavano dalle macchine. Perché? Sono atteggiamenti assolutamente non giustificabili ed è una pratica che deve assolutamente cessare. Siamo sempre nell’ambito del non rispetto della donna. Ma chi te l’ha chiesto di fischiarmi dietro o di farmi un complimento? Non è voluto, non è cercato e non ti devi permettere di farlo. È una molestia per chiunque, soprattutto nei confronti di una ragazza giovane che magari non ha la forza di farseli scivolare addosso.”

Soprattutto sono atteggiamenti giustificati in una società oggettivamente sessista e basata sulla supremazia sessuale del maschio “cacciatore”, un modo di pensare vetusto e vergognosamente antico. Un mondo dove davvero il maschio è padrone, predatore e dunque, gli strali che getta sulla donna devono essere visti, in quest’ottica, come complimenti.

No, i complimenti, come detto, sono altri. Vanno espressi con gentilezza, genuinità, onestà e con parole che non possano essere equivocate. Più facile di quel che sembra. Sembrerà strano, ma ci sono uomini che ci riescono benissimo.

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