Non date l’amicizia alle signorine

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Sarà capitato a molti di voi. In questi giorni, sembrerebbe che numerosissime ragazzine pettorute e avvenenti, chiedano l’amicizia a noi ignari utenti di Facebook. Come le zanzare in estate, un nugolo di queste improbabili internaute, imperversano sui social per cercare di interagire con noi.

All’inizio sei lusingato che Karla Züppenmaier Sperling, di anni 23, bionda alta un metro e 80 con un petto da fare invidia a Francesca Cipriani. Poi ti guardi allo specchio, e la consapevolezza che una così quelli come te non li usa nemmeno come scendiletto, ti investe come un Tir che trasporta maiali a un casello della Milano-Napoli.

Non è scarsa stima in se stessi, ma sano realismo. E se poi le amiche di Karla, per esempio Genevieve Cassell Hürlimann o Jacinta Perez Reverte, ti chiedono la stessa cosa, il sospetto si acuisce fino a diventare come un dito infilato nel fegato.

Il punto è che tutte queste procaci ragazzotte sono profili falsi dediti al phishing, dove il pesce che abbocca non sarai stavolta tu ma un altro meno accorto e selettivo.

Queste sedicenti signorine, ti salutano e se rispondi, in poche battute vanno al sodo. In più sembrano incredibilmente vogliosissime di fare sesso col primo balengo che incontrano in Facebook.

E avete fatto bene, nonostante il colpo alla vostra autostima a non filarvele, anche perché la maggior parte delle Karle o Genevieve sono addirittura dei Bot,(abbreviazione di “robot”). I Bot sono programmi informatici che usano gli stessi canali della rete usate dagli umani e si fingono persone reali. Si rischia di non accorgersi della truffa, visto che questi programmi migliorano di anno in anno. A spammarle nelle vostre messaggerie sono delle vere e proprie organizzazioni che hanno sede all’estero, ce ne sono moltissime in Nigeria per esempio, ma anche in Bulgaria.

Vi chiedete come si fa a cascarci? Beh, valutate quante signorine hanno scritto a voi, ai vostri amici e agli utenti di tutto il mondo. Io solo in questi giorni ne avrò fatte saltare una decina. Siccome sono strutture semi-automatizzate, i mariuoli possono permettersi di spedirne migliaia e alla fine qualche sarago ci resta attaccato.

Allora partono i ricatti. Leggiamo da Startup Italia:

“Queste esche, anche quando non riescono a farti spogliare nella chat per usare le tue foto nudo come ricatto, possono sempre operare dei fotomontaggi con te vestito, o vestita, e minacciare la loro divulgazione. Fotomontaggi di bassa qualità ma che possono raggiungere lo scopo se riescono a impaurire il malcapitato.

E se non paghi il riscatto richiesto, via money transfer o talvolta in Bitcoin, il passo successivo dei malviventi è quello di pubblicare il tuo fotomontaggio, magari intento in un atto sessuale, sotto i post dei tuoi amici. Se anche lì fai resistenza, creano un videomontaggio e lo pubblicano al volo su Youtube e arrivano finanche a pubblicare la chat e le foto su un sito col tuo nome acquistato prima del tentativo di truffa.

I casi sono purtroppo molti e documentati, grazie alle denunce delle persone che hanno preferito dare spiegazioni a fidanzati e famiglie pur di non farsi ricattare, denunciando il fatto alla Polizia. Altri però hanno ceduto e pagato, altri ancora ci si sono ammalati.”

Per cui, quando Karla vi chiede l’amicizia, non abbiate paura di lasciarla a galleggiare nell’etere, tanto manco è viva e quelle tette non esistono. O meglio, sì, esistono ma sono di qualche povera starlette o influencer, inconsapevoli che il proprio apparato mammario e la propria avvenenza vengono usate per adescare poveri maschi solitari e privi di discernimento.

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