Omero non era nero

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Cadono, almeno all’Howard University di Washington, Omero, Socrate e compagnia bella. L’ateneo, che è l’alma mater anche della vicepresidente Kamala Harris, è un’università privata storicamente nera, ma aperta a tutti senza distinzione di razza, sesso o religione.


L’università però, tra il lusco e il brusco chiuderà il dipartimento di studi classici. Anche se mascherato da fusioni, intrecci e insegnamenti sotto altri dipartimenti, de facto, il dipartimento chiude. E sono in molti a vederci quella che ormai sembrerebbe una paranoia legata ai “dead white males”.*


Sull’onda delle tensioni razziali e delle rivisitazioni storiche, coloro che appartenevano alla cultura bianca e dominante, sono visti come “falsi insegnanti”, anche se la filosofia è una disciplina che trascende cultura, censo ed etnia per sposare principi fondamentali legati ai grandi quesiti dell’uomo.

Gli intrecci e gli studi di pensiero, anche in passato infatti, seguivano piuttosto linee di demarcazione mentali che fisiche o etniche. Filosofie elleniche o orientali, venivano volentieri sposate da altre culture, in un meraviglioso intreccio che creava le culle del pensiero puro umano. Insomma, Socrate e Platone restano fighi ancora oggi e chissenefrega se erano marroni o gialli e se avevano la barba o no.


Sarebbe come dire che Freud non è più attuale e non bisogna filarselo perché bianco ebreo e viennese.

E seppur solidali con le lotte razziali afroamericane nei confronti di una società piena di pregiudizi, fatico fortemente a capire queste cadute di stile, che ricordano purtroppo altre epurazioni, che non hanno mai portato a nulla di buono.


Scrive Jeremy Tate (maschio e bianco), accademico , fondatore del classic learning test (CLT**):


“La campagna del mondo accademico volta a ignorare o trascurare i classici è un segno di decadenza spirituale, di declino morale e di una profonda chiusura intellettuale che oggi imperversa nella cultura americana. Coloro che commettono questo atto terribile trattano la civiltà occidentale come irrilevante… Il canone occidentale è un dialogo, tra i più grandi pensatori espressi dalla nostra civiltà, sulle questioni fondamentali. Ci insegnano a vivere in modo più intenso, più critico, più compassionevole. Ci insegnano a imparare a prestare attenzione alle cose che contano, e distogliere la nostra attenzione da ciò che è superficiale”.


Lottare contro i pregiudizi razziali è un dovere, farlo seguendo quei concetti di iconoclastia tipici dell’oltranzismo, come abbattere la statua di Colombo o tagliare le gambe a Socrate, e

Tate, con saggezza da uomo colto, coglie in pieno il concetto:


“Non dovremmo mai cancellare voci in questa conversazione, che siano quelle di Omero o degli studenti di Howard”


Tutte le voci devono essere ascoltate. A prevalere non deve essere chi grida più forte, ma chi crea dialogo, interesse, curiosità. E sono gli stessi studenti, a quanto sembra, che si sono impegnati in difesa di Socrate e di Omero, bandiere di un pensiero vecchio di 2’500 anni ma che riescono a suscitare passione ancora oggi. Lo hanno fatto con una petizione online rivolgendosi al rettore, purtroppo senza esito.

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