Robe da turchi: von der Leyen in piedi

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Ursula von der Leyen viene lasciata in secondo piano seduta in un angolo, mentre il presidente turco interloquisce con il presidente (maschio) del Consiglio europeo. Difficile pensare a un caso, quando la von der Leyen aveva bacchettato pochi giorni fa Erdogan per l’abbandono della Convenzione di Istanbul sulla prevenzione e la lotta alla violenza sulle donne.

Ho appena rivisto il filmato, fra il buffo e il surreale, girato all’interno della lussuosa sala riunioni della struttura presidenziale di Ankara: il leader della mezzaluna Recep Taypp Erdogan e Charles Michel, presidente del Consiglio europeo, comodamente seduti su due graziose poltroncine dorate, osservano distratti una Ursula von der Leyen (presidente della Commissione europea) dimenticata, incerta e smarrita, bella diritta in piedi come un fuso che emette dei semi gemiti, forse degli “Um” o degli  “Ehm” a giudicare dal labiale mentre l’imprecazione interiore sta crescendo in modo esponenziale.

La scena è quasi da commedia dell’arte e la presidente della Commissione europea fissa per qualche istante i due simpatici interlocutori, fulminandoli appena appena, quel poco che basta per non espandere puzza di bruciato, per poi fare un gesto con la mano destra mentre la sinistra resta rigida per il fatale colpo mancino.

L’imbarazzo sta tracimando e dallo sguardo della nocchiera della grande Europa pare trapelare un intermittente quanto garbato “Help”, alla fine capitola quando le viene benevolmente indicato un posto a sedere a quasi 4 metri di distanza dai due sabotatori. Il divano è di un tenue color beige mente il volto di Ursula abbozza una spruzzatina di rossore sulle gote.  

La discendente di una nota nobile famiglia tedesca incassa gradualmente lo sgarbo e comincia a metabolizzare l’inedita originalità di un cerimoniale che si è consumato sul canovaccio di una sorta di strisciante umiliazione dell’ospite, guarda caso di sesso femminile, nella contrapposta attenzione riservata alle chiappe del machismo.

Intanto gli  scambi di vedute si intrecciano e nel contempo gli osservatori più attenti già coniano l’accaduto con l’efficace termine di “Sofagate” mentre resta da stabilire se la faccenda si può inquadrare in una una semplice concomitanza di leggerezze involontarie e di veniali distrazioni di protocollo, oppure se sussista la manifesta configurazione di una sorta di offesa all’Europa, di un pernacchietto da cerimoniale studiato nei particolari e volto a sottolineare la diversità di genere.

E siccome le minuzie non sono poi così secondarie e trascurabili poiché, come sosteneva un tipo ben attrezzato come Leonardo da Vinci, “I dettagli fanno la perfezione e la perfezione non è un dettaglio” , già circola una ridda di commenti piuttosto salaci e vivacemente provocatori.

Per un eurodeputato tedesco, per esempio, da oggi “Ehm” è un nuovo termine omologabile che significa una cosa ben precisa: “Non è così che dovrebbero essere le relazioni Ue-Turchia” mentre  una incavolatissima eurodeputata olandese sostiene che l’inconveniente “non è stata una coincidenza, è stato un atto deliberato”.

E il “Sofagate” estende la sue ombre sugli accadimenti di due settimane fa, quando Erdogan aveva ritirato bruscamente la Turchia dalla Convenzione di Instanbul, un importante trattato internazionale che ha l’obiettivo di prevenire la violenza contro le donne.

Da Ursula von der Leyen era giunta una netta critica sull’operato del leader turco: ” Sono profondamente preoccupata per il fatto che la Turchia si sia ritirata dalla Convenzione di Istanbul. Si tratta di proteggere le donne e i bambini dalla violenza. E questo è chiaramente un segnale sbagliato in questo momento”.

Espressioni infelici e insipienti, quasi da indurti a segare le gambe di una sedia gettando la segatura in qualche angolo, per riempire omologhi cervelli che desiderano argomentare in questo modo distorto.

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