Romano e l’odio per la satira

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In questi giorni, c’è in circolazione sui social un gustoso filmato, a opera del comico francese David Castello-Lopes, che ha prodotto in collaborazione con la SSR. Un gustoso siparietto che parla del Ticino, con un’ironia sottile e simpatica. 

“Beato chi sa ridere di se stesso, perché non finirà mai di divertirsi”, diceva Sant’Agostino, che era tutto sommato un Santo simpatico. Così non la pensa invece Marco Romano, che non è santo e tantomeno simpatico, per cui il referente cristiano del PPD delle origini, va bene solo quando ci si schiera contro gli aborti o gli omosessuali.

La satira sul Ticino, che tanto ha fatto infuriare Romano, fa parte di un progetto SSR che coinvolge tutti i cantoni, non è stata evidentemente digerita dal deputato PPD al nazionale, che ha dimostrato negli anni di avere l’elasticità mentale di un Savonarola con una brutta eruzione cutanea alle parti intime.

Evidentemente, Romano ha l’autoironia di un idrante dismesso, perché coglie l’occasione per fare la solita tiritera incazzosa-piagnucolosa che denota una totale mancanza di autocritica: “La televisione pubblica svizzero-francese produce e diffonde l’allegato contributo sul Ticino e i Ticinesi. Di primo impatto la risata ci sta, ma poi…è satira o pura ignoranza farcita di luoghi comuni? Spunti storici e di riflessione che ci stanno, tanti messaggi fuorvianti e riduttivi del Ticino, largamente compensati dal fatto che “siamo più scopabili di loro tutti” (CH-tedeschi e -francesi; finale chicca). Ottima notizia per i Ticinesi (il messaggio mi pare rivolto al pubblico maschile), fa bene al morale, ma qualche dubbio sull’utilizzo di quanto paghiamo con il canone è legittimo alla fine hanno sempre ragione loro e fanno quanto vogliono senza limiti”

L’intolleranza di Romano, di cui abbiamo parlato spesso, rasenta il leghismo, facendo seriamente dubitare su quali valori fondi il deputato la sua linea politica (leggi qui sotto).

Ostile verso i migranti, gli omosessuali e i matrimoni per tutti, era salito sulle barricate per osteggiare la legge che avrebbe sancito il diritto di matrimonio legale a prescindere dal sesso (leggi qui).

E sì che il Romano, mendrisiense doc, aveva nel 2018 impersonato pure Gesù alle folcloristiche rappresentazioni del venerdì santo, tanto amate dal popolo momò. Un Gesù che se fosse ancora lì e non risorto dopo tre giorni, si rivolterebbe nel sepolcro come un pollo sul girarrosto con un seguace del genere (leggi qui sotto).

Tornando alla satira, anche Lorenzo Erroi, su LaRegione, fa notare la leggera insofferenza di Romano e il suo piglio nazional popolare: 

“(…)Tra gli altri, in questo caso, il giovin deputato ultraconservatore Marco Romano, che alle bacheche di Facebook affida la sua stizza. Parla di “pura ignoranza farcita di luoghi comuni” e “messaggi fuorvianti e riduttivi del Ticino”. Par di vederlo lì, che scuote il capino con aria corrucciata. Il tono è quello paraleghista che va di gran moda nell’ala destra del Ppd (c’è poi ancora qualche progressista, in quel partito?): frasi come “qualche dubbio sull’utilizzo di quanto paghiamo con il canone è legittimo”, “alla fine hanno sempre ragione loro e fanno quanto vogliono senza limiti”.

E ‘sta tiritera del canone ha anche un po’ scartavetrato i cabasisi. Come dicono giustamente alcuni, la SSR non è telemaria e qua in Ticino dovremmo toglierci un po’ le ragnatele, visto che ce la facciamo sotto a mandare in onda materiale che nelle altre reti scorre tranquillamente sui teleschermi. Sul perché il Ticino fa differenza, ne ho parlato spesso, ma lascio di nuovo a Erroi spiegarlo, visto che lo fa meglio di me: 

“Fa piacere vedere che a Berna si manda, paradosso dei paradossi, una persona fatta apposta per confermare proprio il peggiore stereotipo circa i ticinesi: quello dei ‘piangina’ che si lamentano sempre perché i ‘balivi’ ce l’hanno con loro. Una narrazione che farà certo comodo alle urne (…)

Né serve a livello cantonale, quell’indignazione tagliata spessa e un tanto al chilo. Perché le redazioni d’oltre Gottardo possono ben sorvolare su certe indignazioni: sono lontane e non devono rispondere alle pressioni trasversali della classe politica d’un unico cantone. Più oppressivo è il discorso qui in Ticino, dove peraltro troppo spesso si crede che il servizio pubblico debba avere un’unica funzione: portare l’acqua con le orecchie ai politici di tutti gli schieramenti, e guai se manca la scorzetta di limone. Qui si ride già di meno.”

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