Scendono Lega e Ppd, bene Liberali e Sinistra

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Siamo onesti, queste comunali sono state abbastanza divertenti. Soprattutto quando alla radio ti dicono che c’è un’avanzata delle liste civiche e sappiamo benissimo che una lista civica può essere tutto e il contrario di tutto: di destra, di sinistra, o apartitica, come nel caso di Cevio. 

Il che si traduce in un’avanzata di “non-si-sa-bene-cosa”. Uniche certezze che sono rassicuranti come una pantofola invernale davanti al caminetto: il Ppd cala (come al solito verrebbe da dire),e anche la Lega. Vince il Plr, che recupera i pezzi persi negli anni passati e le liste della sinistra unita, che quando riesce a non frazionarsi in 4’500 micromovimenti ha anche un suo bel perché.

Il Ppd è in crisi. Oddio, è in crisi da un bel pezzo. Anche perché una volta tolto il famoso referente cristiano, che è stato defenestrato anche a livello nazionale dal nome, ci si domanda perché votare loro al posto dei liberali che sono in fondo la stessa cosa. In più i liberali mantengono saldamente molti muncipi, il che si traduce in gratitudine sonante per volenterosi votanti. Il Ppd è in crisi di identità, infine, mica tanto per colpa sua. Le statistiche ci dicono che la Chiesa cattolica ha perso, nel 2019, 31’000 fedeli e che se prosegue questo trend, entro il 2050 saranno dimezzati. Se non ovvio è perlomeno plausibile che il partito che si rifà, per tradizione, a madonne e signori, sia in calo costante anch’esso di fedeli.

Interessante l’ascesa delle liste rossoverdi, che confermano un trend a livello Svizzero. Impressionante inoltre l’exploit di Pollegio, tentacolare comune di 741 abitanti dove Igor Righini, ex presidente del Partito Socialista, fa strage degli avversari diventando sindaco con la maggioranza assoluta socialista nel comune. Come minimo ci aspettiamo una festa del primo maggio coi controfiocchi e libagioni offerte alla popolazione. Oltre alla statalizzazione del Comune, ovvio. 

In seria crisi, anch’essa con una tendenza che va avanti da qualche anno la Lega, che nonostante le alleanze con l’Udc e a parte qualche guizzo, è anch’essa in calo. Quella della Lega sembrerebbe una lenta agonia, che è iniziata dopo la morte di Bignasca, dove si erano raccolti ancora alcuni successi nell’immediato ma che poi, viste anche le divisioni interne, si sono lentamente sciolte come i ghiacciai alpini. La corazzata Lega, quella delle feste con migliaia di persone al Conza e delle cassette del Mattino vuote in poche ore è ormai un lontano ricordo. 

La Lega attualmente sembra una di quelle vecchie cantanti che non si rassegnano al passare degli anni e vivono i fasti passati senza rendersi conto che il mondo è in cambiamento.

Insomma, niente rivoluzioni ma sostanziali cambiamenti sì. Quanto il Covid abbia pesato in queste scelte è difficile capire, perché se da un a parte è vero che le elezioni comunali sono anomale perché devono tenere conto dei particolarismi dei comuni, è pur vero che alcune grandi linee, come quelle che abbiamo appena espresso, ne scaturiscono. Attendiamo i risultati dei grandi comuni per tirare le somme. 

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