Siamo stufi di mangiare la tua m***a

Pubblicità

Di

Feriscono ancora oggi al processo, come polvere di vetro su una ferita, le testimonianze sulla morte di George Floyd. Una morte inutile e crudele, che oltre al dolore, lascerà incredibili rimorsi in chi c’era ma non è riuscito a impedirlo.

Canta H.E.R. attrice e cantante afroamericana, in un suo blues dedicato a George Floyd, esprimendo tutta la rabbia e la frustrazione di un popolo:

“…E generazioni di supremazia risultanti nei tuoi occhi ignoranti e privilegiati

Respiriamo lo stesso e sanguiniamo lo stesso

Ma ancora, non vediamo lo stesso

Sii grato che siamo timorati di Dio

Perché non cerchiamo vendetta

Cerchiamo giustizia, abbiamo superato la paura

Siamo stufi di mangiare la tua merda

Perché pensi che il tuo cosiddetto “amico nero”

Convalida la tua sensibilità e cancella il tuo razzismo

Quel tipo di conversazione scomoda

È troppo difficile da ingoiare per le tue tasche dei fondi fiduciari

Per ingoiare lo strano frutto che pende dal mio albero genealogico

A causa della tua audacia

Per dire che tutti gli uomini sono stati creati uguali agli occhi di Dio

Ma denigrare un uomo in base al colore della sua pelle

Non dire che non vedi il colore

Quando ci vedi, guardaci

Non riusciamo a respirare

Il primo testimone al processo è il commesso che ha chiamato la polizia e che in fondo, suo malgrado è responsabile diretto della morte di Floyd. Possiamo fargliene una colpa? No, ma il pensiero di essere la causa lo perseguiterà per tempo. “se avessi saputo quello che sarebbe successo avrei semplicemente rifiutato quei venti dollari”. 

Ricordiamo che la polizia fu chiamata con il sospetto che i 20 dollari con cui Floyd aveva pagato al chiosco, fossero falsi. 

Ma i motivi che hanno portato alla morte di Floyd, sono antichi e radicati nella società statunitense, sono figli di un sistema ormai incancrenito e che mostra le sue piaghe all’aria aperta (leggi qui sotto).


E Derk Chauvin, il poliziotto in questi giorni alla sbarra in USA per l’uccisione di Floyd, rappresenta purtroppo una delle propaggini acuminate di questo sistema di disparità. Un uomo violento, con numerose contestazioni alle spalle. Già sospeso per aver sparato a un sospettato, già ammonito due volte dai vertici con delle proteste scritte. (leggi qui sotto)


Certo che il problema del fascino perverso che la divisa da tutore dell’ordine può evocare in certi personaggi è un male comune, che attraversa trasversalmente tutte le nostre società. 

“Chissà se anche George ha subìto quel fascino fino a restare vittima del suo abbraccio mortale. Chissà se anche Stefano Cucchi, Federico Aldrovandi, Giuseppe Uva erano rimasti così ammaliati dalla divisa di poliziotti e carabinieri al punto da lasciarsi picchiare fino a crepare. Chissà quanto erano affascinanti, per restare dalle nostre parti, i due poliziotti condannati per aver picchiato nel 2015 a Camorino un cittadino rumeno accusato di furto, o quegli altri due altrettanto condannati per aver fermato, portato in un bosco ad Arogno, picchiato e abbandonato un uomo nel 2014.” Scrivevamo un anno fa. (leggi qui sotto)


Spesso, troppo spesso, abbiamo parlato della violenza della polizia statunitense, coinvolta in casi assurdi e grotteschi, come l’arresto di una bambina in piena crisi isterica a Rochester, New York (leggi qui sotto).


O un’altra morte, stavolta di un uomo con seri problemi psichici. Daniel Prude viene ammanettato e incappucciato, spinto a terra dove soffocherà anche complice la pioggia. Un altro caso che provoca brividi di ansia e di incomprensione (leggi qui sotto).


E mentre scrivo, e scavo nell’archivio del nostro giornale, mi accorgo di quante siano e quanto ingiuste queste storie che raccontano, messe insieme, tragedie intime di persone minute e piccole, di comparse nella storia in un Paese grande ma travagliato.

Chauvin sembra non avere scampo. I testimoni si accavallano e si susseguono, c’è chi piange, chi si rammarica. In quasi tutti loro c’è l’angoscia di non aver potuto impedire una morte così stupida. Una morte che li perseguiterà come ha fatto col commesso e con i suoi assurdi venti dollari falsi.

Chauvin il poliziotto poteva fermarsi? Certo. Floyd era immobilizzato a terra, per nove minuti, ricordiamolo, l’agente ha premuto col ginocchio sul collo fino a ucciderlo e già solo scriverlo mi fa mancare l’aria.

“I can’t breathe”, mormorava roco Floyd, agognando i respiri che, strozzati, non arrivavano ai polmoni. In ogni processo l’imputato è innocente fino a prova contraria, ma con quello che abbiamo visto e sentito, possiamo immaginare l’epilogo di questa storia. Ogni testimonianza è un chiodo per la crocifissione di Derek Chauvin, che dalla sua ha ben poche attenuanti, invocate da una difesa ormai stretta all’angolo dagli indici puntati di una folla addolorata e stanca. Raramente i fatti sono così chiari e le prove così schiaccianti. Chauvin verrà con ogni probabilità condannato, e così i suoi colleghi, che non hanno fatto nulla per fermarlo.

Un amaro epilogo che fa sì giustizia, ma che ci lascia la sensazione che manchi l’aria nei polmoni e un caldo nel petto, come ogni volta che pensiamo al povero Floyd, che si era solo fermato a un chiosco coi suoi venti dollari.

Canta ancora Gabriella Sarmiento Wilson (H.E.R.), nella sua “i can’t brethe” (vedi il video).

“…Se siamo tutti d’accordo che siamo uguali come persone

Allora perché non possiamo vedere ciò che è male?

Non riesco a respirare

Mi stai portando via la mia vita

Non riesco a respirare

Qualcuno combatterà per me?

Come possiamo farcela quando non ci amiamo?

Dove sono la speranza e l’empatia? 

Come facciamo a giudicare il colore?

La struttura è stata fatta per renderci il nemico 

Pregare per il cambiamento perché il dolore ti rende tenero

Tutti i nomi che ti rifiuti di ricordare

Era il fratello di qualcuno, un amico

O un figlio per una madre che sta piangendo, cantando…”

Pubblicità

GAS è gratuito, perchè riteniamo fondamentale che il maggior numero di lettori possibile possa avere un’informazione alternativa rispetto alla stampa ufficiale.

Il nostro lavoro, tuttavia, comporta degli investimenti. Abbiamo scelto di non ricorrere alla pubblicità per non “sporcare” il sito con annunci pubblicitari, e mantenere la nostra indipendenza rispetto al mondo imprenditoriale ed economico. Ci sosteniamo solo tramite le adesioni dei nostri soci e le donazioni dei nostri lettori.

Se anche tu vuoi aiutarci ad andare avanti nel nostro lavoro di informazione indipendente e alternativa, puoi contribuire diventando socio di GAS oppure con una donazione libera. Grazie per il tuo supporto.

SOSTIENI GAS NO,GRAZIE!