Stavolta i sindacati sbagliano

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La questione è annosa. Se non vuoi farti vaccinare, la tua azienda ha il diritto di chiederti di non stare allora a contato con persone esterne e fragili?

“Il Tribunale amministrativo del Canton San Gallo ha stabilito nel 2006 che un dipendente che non intende vaccinarsi ma che, al contempo, pone un rischio per le persone più vulnerabili può essere riassegnato a una differente mansione”. Giurisprudenza svizzera, e qui come al solito si scontrano due visioni diverse, anche se la logica porterebbe ad un’unica soluzione. 

Infatti l’Unione sindacale svizzera storce il naso: secondo il sindacato, un datore di lavoro non può obbligare un dipendente a vaccinarsi. È però vero, come sostiene l’Unione svizzera degli imprenditori, che è lecito chiedere allora a un dipendente di passare a mansioni non a contatto con altre persone che potrebbero magari contrarre il virus.

L’esasperazione di questo concetto era riscontrabile nel recente passato in merito ai dipendenti di strutture sanitarie o per anziani che rifiutavano il vaccino. In alcuni casi tristi purtroppo, il virus era stato portato sul posto di lavoro provocando dei morti. Leggiamo su TIO:

“Lo scenario ovviamente non piace all’Unione sindacale svizzera, che interpreta la possibilità come una velata minaccia nei confronti di chi rifiuta il vaccino. «Per il momento – ha spiegato il portavoce dell’USS Urban Hodel – non si sa ancora se tra le persone in età lavorativa la quota di chi intende vaccinarsi sia troppo bassa». Ma per il sindacato, una mossa di questo tipo costituisce una sorta di obbligo indiretto a sottoporsi alla vaccinazione anti-Covid.”

Solitamente sono d’accordo coi sindacati, ma qui e mi spiace, ci si scontra con una verità incontrovertibile e cioè il classico assunto che la tua libertà finisce dove comincia quella di un altro. Una persona non può chiedere il diritto alla libertà di non vaccinarsi e così mettere a repentaglio la salute di altri. È una scelta che uno ha certo diritto di fare, ma come tutte le scelte comporta delle conseguenze. D’altronde qui nessuno parla di licenziamenti, ma di passaggio ad altre mansioni.

E d’altronde, la vita delle persone e dei membri più fragili della nostra società va fortemente tutelata. A troppi drammi abbiamo assistito in questi mesi in ospedali e case anziani, per non capire che rivendicare certi diritti va contro il buon senso ma anche contro l’etica. Quella che si applica qui non è, come scrivono alcuni, discriminazione, ma buon senso e tutela di persone che rischiano la vita. 

Il Covid non è un raffreddore, è un virus subdolo che distrugge gli organi interni e che anche in caso di guarigione può lasciare strascichi di mesi o anni se non ledere permanentemente la salute di chi sopravvive. E mi spiace ricordarlo, ma il virus è ancora là fuori, ansioso di mietere vittime anche se sentirvelo dire non vi piace.

Perciò poche balle, se non ti vuoi vaccinare, per cortesia, accetti che il tuo datore di lavoro ti sposti, ad esempio, dallo sportello clienti al magazzino. Poi una volta debellata la malattia, te ne torni al tuo mestiere.Violazione dei diritti? Non dicamo fesserie, semplicemente tutela della vita di individui che se ritenuti numeri contano poco, quando invece sono tuoi parenti o amici diventano persone. Persone che rischiano di agonizzare in ospedale. 

Questo non è un gioco e se io devo accettare dei limiti ai miei “diritti” per salvare delle vite, beh, lo faccio volentieri e senza lagnarmi. Tutto il resto sono chiacchiere.

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