Stefano e le sue gambe nuove

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Era il 1998. Non sappiamo se quel giorno ci fossero sole o nubi. Per molti di noi è solo un anno come tanti altri, per Stefano Garganigo è stato l’inizio di un calvario, della discesa in un abisso che lascia segni indelebili sull’anima. Ma è anche stato l’inizio di un cammino, è proprio il caso di dirlo, che gli ha permesso di farci vedere che, la fine, è solo un’idea nella nostra testa.

Stefano, in quel 1998, finisce sotto un treno. Le ruote metalliche, i filamenti d’acciaio dei binari, gli tranciano entrambe le gambe. Possiamo solo provare a immaginare il dolore, la paura, la sensazione della morte che, tra le traversine di quella strada ferrata, stava per portarselo via.

Ma Stefano sopravvive e torna con fatica a camminare, con le sue protesi. Ci spiega però, in un articolo di TIO, che le sue vecchie gambe avevano dei grossi limiti: “Con le vecchie protesi riuscivo a camminare un chilometro al giorno. Con queste posso farne dieci”. 

Oggi, appunto, Stefano ha delle nuove gambe, gambe performanti, tecnologiche, che gli permettono voli di fantasia. Ecco allora nascere il progetto Forrest, dal nome del personaggio incarnato da Tom Hanks nel celebre “Forrest Gump”. Quel meraviglioso e dolcissimo Forrest, che ha corso per tutta l’America alla ricerca in fondo solo di se stesso (guarda qui lo spezzone del film).


Stefano sogna di camminare, di macinare tanti chilometri con le sue nuove gambe. E allora decide di attraversare il suo Ticino, da Chiasso ad Airolo. Già un’operazione che molti di noi eviterebbero. Ma Stefano no, lui evidentemente sente questo bisogno di mangiare la strada, per dimostrare alla vita che è ancora lui il padrone e che quel treno 23 anni fa, è riuscito a togliergli le gambe ma non la voglia di camminare.

Ora Stefano però ha bisogno di noi, e lo scrive su TIO: “Semplicemente di una doccia e di un posto dove mettere il materassino per dormire. E poi naturalmente di una presa elettrica: il ginocchio elettronico va ricaricato ogni notte. Parlo di ginocchio al singolare, riferendomi al sinistro, perché sull’altra gamba il ginocchio non mi è stato amputato”. 

Vogliamo ospitarlo? Vogliamo fare parte del suo sogno? Ci vuole poco in fondo no? Le sue tappe saranno le seguenti:

1. Chiasso dogana – Capolago (10,3 km)

2. Capolago – Melide (7.8 km)

3. Melide – Manno (12,6 km)

4. Manno – Rivera (11.5 km)

5. Rivera – Cadenazzo (8.6 km, con forte discesa, tappa per cui forse servono 2 giorni)

6. Cadenazzo – Bellinzona (8.7 km)

7. Bellinzona – Claro (7.6 km)

8. Claro – Biasca (12,9 km)

9. Biasca – Giornico (9.1 km)

10. Giornico – Faido (11.2 km)

11. Faido – Ambrì (9.9 km)

12. Ambrì – Caseificio del Gottardo (9.7 km)

Dare un letto al pellegrino Stefano Garganigo non vuole solo dire offrire un letto e una presa elettrica. Vuol dire condividere tanta umanità, creare qualcosa di bello e di intangibile, un contatto fra persone che insieme affrontano un cammino. Forse una delle più belle sfide di sempre per l’umanità. 

Non abbiamo un suo recapito, ma supponiamo che se chiamate Patrick Mancini, il giornalista di TIO che per primo ha scritto di Stefano, saprà dove indirizzarvi. Il popolo del web ha un grande cuore? Ne sono convinto.

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