Super League: l’ora dello sciacallo (a tre zampe)

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Che il ricco tenda con tutti i mezzi ad accumulare ricchezze rubando ai poveri lo ha spiegato bene il Barba di Treviri, noto sino a poco fa come Karl Marx (e prima di lui gli evangelisti), ma che lo faccia in modo così spudorato, così scoperto, è cosa nuova: noi, i 12 club più ricchi d’Europa, ne cerchiamo ancora 3, altri 5 li scegliamo a invito e ci spartiremo la torta televisiva e dello spettabile pubblico togliendola ai club minori: i campionati nazionali senza di noi non li vorrà più nessuno, la Champions League nemmeno. Tutta la massa monetaria generata dagli spettatori e dalla TV sarà nostra.

I capi-progetto sono il presidente del Real Madrid, Florentino Perez, e i suoi vice Andrea Agnelli della Juventus, e Malcolm Glazer, americano che ha comperato il Manchester United. Come lo sciacallo dorato (canis aureus) hanno agito di notte, anzi, “bei Nacht und Nebel” come dicono i tedeschi, a notte fonda, proprio mentre la controparte, la Federazione Europea, aveva preparato un controprogetto che dava ai ricchi ulteriori garanzie: passando da 32 a 36 squadre, 4 squadre erano garantite a Italia, Spagna e Inghilterra: ma se la Juventus perde contro il Benevento che vale una gamba e mezza di Ronaldo, Dybala e De Chiesa, e pure dall’Atalanta di “Berghem de sura e de hota” e il Real pareggia per 0 a 0 contro l’Eibar, malgrado i soldi, i rischi di non arrivare nemmeno nelle prime 4 è reale: “vengo anch’io” dicono i club minori. “No, tu no”, rispondono gli altri.

 E si fanno una lega chiusa a 20, passano la stagione a giocarsi contro.

Una banca americana, la J.P. Morgan garantisce un prestito di 3,5 miliardi rimborsabile in 10 anni, e un bonus d’entrata che va da 200 a 350 milioni con i quali i debiti vengono in parte estinti. Già: ma come mai i ricchi sono pieni di debiti? Un miliardo e 510 milioni il Chelsea, 1, 280 il Tottenham, 1, 173 il Barcellona, 901 milioni il Real Madrid, 630 l’Inter, 458 la Juventus.

“Vogliamo salvare il calcio, che altrimenti in pochi anni andrà a fondo”, afferma Florentino Perez: spudorato, salvi i tuoi debiti e il tuo desiderio di onnipotenza, altrimenti, rinunci a comperare per 300 milioni i migliori giocatori, Mbappé per esempio, a pagarli 30 milioni l’anno e a dominare. Lasci un po’ di spazio a chi ha un budget 20-30 volte inferiore al tuo.

Ma questa volta i magna-magna hanno fatto i conti senza l’oste, ossia lo spettabile pubblico.

Letto il sondaggio della “Gazzetta dello Sport” non c’era da essere molto certi sull’esito del braccio di ferro: il 72% era contro, ma il 28 a favore.

La rivolta arriva dai fondatori del calcio, da quelli che l’hanno separato dal rugby (e me mani e piedi, a te solo i piedi, anche se oggi nel calcio si usano pure le zampe).

I tifosi inglesi si sono ribellati al punto che 5 squadre su 6 si sono sfilate, e la sesta, il Chelsea lo sta facendo mentre scriviamo. Il Barcellona e l’Atletico Madrid faranno votare i “socios”, i soci che probabilmente bocceranno il  progetto.

Lo sciacallo dorato è uscito di notte convinto di farcela, la supposta carogna, era solo indebolita dal Covid-19, ha reagito e gli ha staccato una zampa. E ora povero “canis aureus”? Perderai anche le altre?

Fuor di metafora, anche se non sappiamo ancora con esattezza come andranno le cose, sarà perlomeno bandito e mandato nel deserto come il capro degli ebrei.

Quello che ne esce peggio è Andrea Agnelli, insultato dal presidente dell’Uefa Alexander Ceferin. Lo sloveno, amico e padrino di battesimo di sua figlia, lo ha definito “il peggior bugiardo mai visto nella mia carriera di avvocato penalista”.

Tre giorni fa gli aveva chiesto se erano vere le voci che circolavano: “sono solo voci” aveva risposto  Agnelli. Il progetto covava sottotraccia dal mese di gennaio, Agnelli era il trait-d’union con l’Uefa. Faceva il doppio-gioco. “Uno sputo in faccia” dice ora Ceferin, rimproverato da Perez.

Ma perché il clamoroso voltafaccia degli inglesi? C’è una ragione precisa: ieri Gianni Infantino della Fifa si è nettamente distanziato dal progetto. “Il calcio deve includere, non escludere, è patrimonio di tutti”. Al di là delle belle parole il significato è chiaro: Infantino ha il copyright sui mondiali di calcio: se partecipi alla Super League, caro Ronaldo, la maglia della nazionale agli europei e ai mondiali non la vesti più.

Troppo anche per loro, le  superstar viziate ed egoiste.

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