Ticino terra d’artisti

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Piero Marchesi negli ultimi giorni si era indignato, anzi, indignatissimo per dei pasticci sui suoi manifesti. E aveva incolpato una Consigliera comunale socialista di Sessa.

In una lettera aperta di “Tresa sostenibile”, Gianluca Airaghi, rimandava incavolato al mittente le accuse. Noi non c’entriamo nulla e nemmeno la donna che accusate.

Insomma, le famose prove di Marchesi che inchiodavano “la mamma di Sessa”, nessuno le ha ancora viste.

Anche io a onor del vero, il primo aprile, per scherzo, avevo confessato imbrattamenti dei manifesti di Marchesi, fabbricando un finto articolo di TIO. Abbiamo riso in tanti e nonostante il palese scherzo, la storia gira ancora adesso.

Comunque l’approssimarsi delle elezioni sembra aver dato il via ai pistoleri dal pennarello facile, slogan alternativi, baffi e altre espressioni artistiche fioriscono a go go sui manifesti.

Anche il PPD di Lugano lamenta “l’inciviltà” degli improvvisati pittori, che hanno insudiciato alcuni loro manifesti.

Possiamo capire che uno s’arrabbi, ma parlare di inciviltà ci sembra un tantinello esagerato. Se tutta l’inciviltà si manifestasse nel baffetto sotto il naso di un candidato, direi che tutti noi ci metteremmo la firma.

I socialisti di Bellinzona, in controtendenza, hanno allora optato per il pasticcio libero, anzi, lo incoraggiano. Il loro striscione, al seguito di un furgoncino da food truck, che serve aperitivi itineranti (legali naturalmente) è diventato una lavagna dove ognuno può dire la sua. Insomma, una sorta di graffito selvaggio che viene addirittura incoraggiato. E infatti come spesso i candidati “indignati” sanno, lo sfregio sul manifesto, denunciato a furor di popolo, diventa un ulteriore vettore pubblicitario.

E per restare in tema di “indignados” e in tema di inciviltà, come non ricordare il patetico ex candidato al Gran Consiglio leghista Philippe Bouvet, che un paio di anni fa si era scagliato a difesa di Norman Gobbi e dei suoi manifesti imbrattati? Bouvet aveva una serie di scheletri nell’armadio che le catacombe di San Callisto a Roma sembravano il cimitero di Vogorno a confronto.  Nonostante ciò si era eletto a paladino del politically correct. Una figura patetica (leggi qui sotto).

Alla fine una cosa ci viene da dire. Smettetela di frignare per i manifesti imbrattati, fa parte del gioco e succede in tutto il mondo. Se volete salire in graduatoria fatelo per vostri meriti, che è meglio, piuttosto che cercare facile pubblicità indignandovi a comando e trattenendo a stento la gioia se qualcuno vi fa un dente nero o vi disegna dei baffi a manubrio sotto il naso.



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