Un milione di volte grazie!

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A questa cifra ammonta grossomodo la somma dei ringraziamenti che i candidati dei vari schieramenti politici hanno espresso sui social.

Se c’è una cosa che massacra le gonadi più della campagna elettorale, non me ne vogliano i candidati, sono i ringraziamenti del giorno dopo. Sarà che vivo in una bolla digitale politicizzata, ma un post su tre è di un candidato che ringrazia, (eletto o non eletto) il pubblico affamato di facebook. E dopo mesi di santini digitali e di ceffi sorridenti che ti invitano al voto è il colpo di grazia.

Oddio, ci sta eh? È anche buona educazione, ma forse qualche guizzo di fantasia in più sarebbe stato gradito. La formula più gettonata è quella del “(inserire numero che fa al caso) volte grazie!” e cioè: 2345 volte grazie! 392 volte grazie, 678…insomma avete capito. Tutti si sperticano in dichiarazioni superottimistiche: “ grazie per il meraviglioso risultato…ringraziamo tutte e tutti per la fiducia!…grazie di cuore a tuti per il sostegno”.

Poi ci sono i loser. Coloro che per un pugno di voti non sono entrati nella rosa dei prescelti. Gente che fa una tenerezza infinita. A onor del vero c’è da dire che non sempre è colpa loro e che spesso le dinamiche in Ticino, che è in fondo un grande paesotto lombardo, alla fine, sono machiavelliche e sinuose. 

Non sei patrizio? Penalizzato. Non sei nel football club? Penalizzato. Non fai il giro del bar a offrire bianchini? Penalizzato. Sei un maschio, etero e bianco? Penalizzato.

Onore va a questi ultimi che non sono ultimi, perché loro è il regno dei cieli. 

Soprattutto un plauso per il fair play di ringraziare tutti, anche se una serie di infingardi elettori avevano promesso loro il voto per poi trombarli. Che vengano le ragadi al duodeno anche a coloro che hanno brigato e fatto inciuci per escludere questo o quel candidato ingenuo che pensava che la competizione elettorale fosse come la corsa di beneficienza degli scout a favore della fibriomialgia spatoliforme. 

Perché signori, sappiatelo, al saldo di tutte le dichiarazioni di amicizia, la gara elettorale è peggio dell’Isola dei famosi. Se peschi un sarago o trovi un cocco, te lo sbrani di nascosto alla faccia del tuo amico che muore di fame. E se fai le strategie per mandare in nomination quello che ti sta sui marroni, arrivi al traguardo per stringere in un abbraccio liberatorio Illary Blasi.

Non è vero che vale il detto “vinca il migliore”, la competizione elettorale è per gente dura, che sgomita, ambiziosa, spesso con pochi scrupoli o che quegli scrupoli li mette in cantina per quei mesi di corsa politica. 

Quelli più scafati, che navigano da decenni nei Consigli comunali come corsari delle Bermude, hanno imparato a sorridere mentre con una daga affilata ti trafiggono la milza.

Mentirei se dicessi che comunque tra tutti questi candidati, non ce ne sono alcuni genuinamente onesti e sportivi, ma sono la minoranza. E poi alla fine è anche giusto, se corri lo fai per vincere, mica per reggere il gomito al tuo compagno che taglia il traguardo. 

La politica non è uno sport per signorine, ma roba da pirati: all’arrembaggio e chi non ci lascia le penne si prende il bottino. 

Sono troppo disilluso? No, perché io sono proprio uno di quei merli che crede ancora nel fair play ma con la coscienza che la realtà non è il mondo delle twinx, dai fiumi non sgorga miele e le nuvole non sono fatte di paillettes.

Comunque, se siete arrivati a leggere fin qui 10’000 volte grazie!

Ci si risente presto per la prossima elezione, che se tanto mi da tanto è tra un paio d’anni. Nel frattempo affilate le sciabole, terzate i controvelacci e sparigliate gli orzaioli, la navigazione prosegue!

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