Un Ticino tinto di rosa

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Detesto titoli di questo tipo. Primo perché il rosa è un colore che mi sta sui marroni, poi perché ha un sapore vagamente sessista. Avete presente? Un po’ come quando dite: brava bambina! Ce l’hai fatta a finire la corsa come i maschi e non sei nemmeno arrivata ultima!

È vero che l’impressione globale è che la presenza femminile sia aumentata nel globale, ma di questo passo potremo avere dei municipi a maggioranza femminile intorno al 2436, sperando che nel frattempo i cambiamenti climatici non abbiano fritto definitivamente il sud delle alpi trasformandolo nel deserto del Mojave.

Guardiamo i Municipi dei grandi centri: sì, ci sono donne e in alcuni comuni le compagini femminili anche avanzano come a Lugano, con Karin Valenzano Rossi che si aggiunge a Cristina Zanini o a Locarno con Nancy Lunghi. A Chiasso, inossidabile e immarcescibile, tiene duro Roberta Pantani, mentre a Bellinzona di donne non ce n’è nemmeno una, e sì che i socialisti avevano fatto il sincero sforzo di candidarne tre su cinque per il Municipio.

Troppo spesso però, assistiamo a gruppi di candidati municipali, dove le donne sono solo come i meravigliosi petali di un girasole, belli e luminosi ma sacrificabili, mentre la ciccia sta all’interno, negli oleosi semi del disco marrone.

Se poi facciamo il paragone con il Gran Consiglio, che ha anch’esso visto leggermente aumentare la presenza femminile alle ultime elezioni, nei Municipi ticinesi le donne sono ancora ben lungi dall’arrivare in pole position. 

I motivi? I soliti, ma soprattutto, e lo vediamo bene nei comuni, l’egemonia del potere è spesso appannaggio maschile. Insomma, le stanze dove si fanno i giochi veri sono quelle dove si fumano i sigari, mentre le donne sono relegate alla stanza dell’uncinetto. 

E anche quando alle donne si finge di delegare il potere, come ad esempio a Giovanna Viscardi, ex presidente del PLR luganese, sembra più un’operazione cosmetica che una vera volontà, tant’è che la Viscardi se n’è andata sbattendo la porta. 

Per cui, tanta ipocrisia in tutto il mondo politico e uno scarso spazio, di fatto, a una parte dell’umanità che ha l’unico difetto di avere meno massa muscolare per far valere i propri diritti.

Alla fine non voglio dire che faccia tutto schifo, dei miglioramenti oggettivi ci sono, ma tanta strada è ancora da fare, nell’attesa di un Ticino dove i municipi non si “tingeranno di rosa”, ma saranno pieni di competenti cittadine, pronte a costruire un futuro, vogliamo sperare, migliore di quello che hanno costruito gli uomini nei secoli passati. Lo auguro a mia figlia e a tutte le sue amiche, perché come diceva Mao, le donne sono “l’altra metà del cielo”, anche se, e questo lo dico io e non Mao, spesso ne portano due terzi del peso (e il politbüro cinese è totalmente al maschile).

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