Una gioventù avvelenata dal Covid

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Il suicidio uccide più degli incidenti stradali. In Svizzera è la principale causa di mortalità tra chi si affaccia all’età adulta. E i dati, soprattutto se consideriamo ciò che sta accadendo da un anno a questa parte, sono davvero impietosi. Tra gli adolescenti si è purtroppo registrato un pesante aumento dei tentativi di suicidio. A denunciarlo e a lanciare l’allarme a tal proposito è il pronto soccorso del Kinderspital di Zurigo.

Non abbiamo ancora degli studi approfonditi che fotografano nel dettaglio la situazione attuale e l’incidenza della pandemia, ma se nel 2019 i bambini o adolescenti ricoverati al pronto soccorso dell’ospedale zurighese erano 22, nel corso del 2020 siamo saliti a 49. Un raddoppio la cui connessione con il coronavirus è altamente plausibile visto che l’arrivo della pandemia ha soltanto peggiorato le cose.

A riprova di tutto ciò il fatto che anche nel corso del 2021, con il perdurare della pandemia, le cose non siano affatto migliorate. Anzi.  Finora si sono registrati 21 ricoveri per tentato suicidio tra adolescenti e bambini. A spiccare è anche l’alto numero di ragazze che probabilmente soffrono e interiorizzano più dei loro coetanei maschi il disagio psichico prodotto dalla chiusura forzata e dall’emergenza Covid.

In Svizzera i morti per suicidio sono tre volte più numerosi di quelli degli incidenti della circolazione. Tra i giovani adulti il male di vivere è la principale causa di decesso e uno tra gli spettri peggiori con cui devono convivere i loro genitori. Tentativi che il più delle volte si verificano a scuola, nell’ambito lavorativo o della famiglia, quando il peso della tristezza, della solitudine e delle paure per il futuro si fanno insostenibili.

Ma il problema non è soltanto svizzero, intendiamoci. A doversi confrontare con un’epidemia di ansia, attacchi di panico e suicidi sono i giovani di tutto il mondo. “Abbiamo un problema sanitario che tocca i nostri bambini e adolescenti, e che si aggiunge all’epidemia“, ha recentemente dichiarato il presidente francese Emmanuel Macron dopo aver visitato il reparto di pedopsichiatria dell’ospedale di Reims. 

“Sta succedendo qualcosa – ha aggiunto Macron – che non si era verificato in occasione del primo confinamento, un anno fa, ovvero la diffusione di stati di ansia e angoscia tra i giovani che sono registrati dalle statistiche. Le emergenze pediatriche di tipo psicologico e psichiatrico sono aumentate del 40 per cento”.

Il presidente francese ha anche annunciando che lo Stato pagherà dieci visite dallo psicologo ai bambini e agli adolescenti in crisi, dopo la prescrizione del proprio medico curante. Proclami a parte è innegabile che il problema esiste. È grave e va affrontato dallo Stato e dalla collettività. In Svizzera, in Francia e altrove. Con tutti gli strumenti necessari per ridare speranza e un futuro a chi ormai vede soltanto tutto nero. È necessario farlo per il futuro di tutti noi. 

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