2050 ora zero

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“Net Zero by 2050: a Roadmap for the Global Energy Sector” Questo è il titolo di un rapporto che rivoluzionerà il mondo nei prossimi 30 anni. A lanciarlo, la IEA, l’agenzia internazionale per l’energia*

I segnali di un cambiamento serio sono ormai innumerevoli e praticamente impossibili da invertire. Gas, e soprattutto petrolio hanno i giorni contati. La IEA, agenzia internazionale che si occupava soprattutto di coordinare e facilitare le politiche energetiche dei paesi membri, rivolta segnatamente agli idrocarburi, sta ora abbracciando a piene braccia, se si può dire, la rivoluzione verde. 

Una rivoluzione di sicuro Europea, ma si spera anche statunitense e cinese a breve termine. (leggi qui sotto)


Una rivoluzione a cui la Svizzera è chiamata a fare la sua parte, con la votazione del 13 giugno in merito alla nuova legge sul CO2. 

Secondo Fatih Birol, direttore della IEA, i dati e le proiezioni sono impietosi coi combustibili fossili. Entro il 2050, in seguito alla corsa verso le energie pulite. E con l’avvento di nuove tecnologie, che avranno col green new deal uno slancio esponenziale, la domanda globale di petrolio scenderà del 75% e quella di gas del 55%.

Birol è chiaro, come già sono stati chiari i maggiori leader europei: la sfida si rivela ardua e colossale, ma la strada è segnata, e solo con uno sforzo corale e globale si riuscirà nell’intento. 

Fa pensare che queste stesse parole dette solo qualche anno fa, prima che arrivasse Greta Thunberg muovendo milioni di persone e prima del covid, sarebbero state impensabili.

In poco tempo, il mondo ha accettato di trovarsi di fronte a cambiamenti che mettono in pericolo la vita stessa dell’uomo e del pianeta. Dichiara Birol in un’intervista a Repubblica: 

“…un cosa deve essere chiara: se la maggioranza dei Paesi non seguirà questa roadmap a livello globale non avremo alcuna chance di raggiungere l’obiettivo delle zero emissioni nel 2050. Ci sono però buoni motivi per sperare”.

E Birol è ottimista perché sa una cosa: per i governi è ormai impossibile tergiversare e rimandare ancora. I disastri che comunque arriveranno nei prossimi anni, saranno anche pagati elettoralmente da una classe politica che si ostina, come ad esempio l’UDC in casa nostra, a sostenere l’industria petrolifera per puro tornaconto (leggi qui).

Nella road map della IEA, c’è una voce che è perentoria: niente più investimenti in estrazioni di energie fossili. Una specie di epitaffio su quella che è stata la miniera d’oro di immensi gruppi energetici nell’ultimo secolo. 

A chi si preoccupa per i posti di lavoro, Birol risponde con ciò che ai più pare ovvio, gli investimenti nelle nuove energie creeranno, entro il 2050, 30 milioni di nuovi posti di lavoro nei settori del fotovoltaico, dell’efficienza energetica, delle nuove reti intelligenti di distribuzione. Questo a fronte dei 5 milioni di posti che si perderanno nel comparto delle energie fossili.

Ed è anche l’industria automobilistica, che da anni si sta preparando alla transizione, a dare un bel colpo nella giusta direzione. È stata Wolksvagen, poco tempo fa a parlare di un netto cambiamento rivolto al futuro dell’azienda. Un cambiamento chiamato Project Trinity (casuale il richiamo alla compagna di Neo in Matrix?), che riassume in tre concetti base il cambiamento: una nuova architettura, un nuovo approccio alla produzione e una nuova applicazione della guida autonoma e delle reti neurali. Il tutto naturalmente sotto l’egida dell’elettricità, abbandonando completamente la benzina.

Birol parla anche di un futuro interessante per un combustibile oggi ancora poco conosciuto, l’idrogeno:

“Prevedo un futuro brillante per l’idrogeno. Presto produrre idrogeno verde, quello ottenuto da energie rinnovabili, costerà molto meno e questo moltiplicherà la sua diffusione. Ma penso che sarà usato principalmente per fornire energia all’industria pesante, alle acciaierie, agli impianti chimici. E ai trasporti su grandi distanze”.

* L’Agenzia internazionale dell’energia è un’organizzazione internazionale intergovernativa fondata nel 1974 dall’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) in seguito allo shock petrolifero dell’anno precedente. Scopo dell’agenzia è quello di facilitare il coordinamento delle politiche energetiche dei paesi membri per assicurare la stabilità degli approvvigionamenti energetici (principalmente petrolio) al fine di sostenere la crescita economica. L’agenzia ha esteso il suo mandato verso la direzione dello sviluppo sostenibile, occupandosi anche di protezione dell’ambiente e cambiamenti climatici. Essa ha assunto dunque un ruolo nel promuovere e sviluppare le fonti alternative di energia, razionalizzare le politiche energetiche e coordinare la ricerca multinazionale su nuove fonti di energia.

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