Api, pesticidi e campi da calcio

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Non è fuori luogo parlare di pesticidi. Non oggi che è il World Bee Day, la Giornata mondiale delle api. Una ricorrenza che dovrebbe soprattutto ricordarci che questi insetti sono in serio pericolo. Le api sono sempre meno. Con tassi d’estinzione che sono da 100 a 1.000 volte più alti del normale. La causa? Siamo noi. 

L’impatto delle attività umane. L’agricoltura intensiva, le monocolture, l’espansione urbana, l’inquinamento e lo stravolgimento climatico in atto, ma soprattutto il massiccio ricorso ai pesticidi, hanno fatto sì che, oggi, il 35% circa delle specie di impollinatori invertebrati, in particolare api e farfalle, rischia di scomparire per sempre dalla faccia del Terra.

Non è fuori luogo parlare di pesticidi. Ma proprio oggi, in occasione della Giornata mondiale delle api, leggere su Tio.ch alcune dichiarazioni sul serio pericolo che invece corrono i nostri campi da calcio qualora dovesse passare l’iniziativa contro i pesticidi, in votazione il prossimo 13 giugno, mi ha fatto rimanere di sale. O, se preferite, di sasso. Sì, perché un no ai pesticidi potrebbe avere ripercussioni “pericolose” sui nostri campi da calcio che, se dovesse passare il referendum, non sarebbero più tali.  Ivan Martinelli, proprietario di una ditta specializzata nella progettazione di campi sportivi, non ha dubbi sul fatto che non si possa, da un giorno all’altro, fare a meno della chimica. 

Per le malerbe ancora non esistono alternative naturali – obbietta Martinelli – Certo, le si potrebbe strappare a mano, ma su un campo di 7’000 metri quadri come quello da calcio il tutto diventa molto complicato”. Ma certo. Come non capire la frustrazione dei Cristiano Ronaldo nostrani. Se la palla inizia a rimbalzare alla cazzo, a cambiare direzione senza preavviso perché invece di giocare su un prato all’inglese ce ne troviamo di fronte uno fatto di erbacce, a quel punto il calcio non sarebbe più il calcio. E anche l’erba artificiale non rappresenterebbe un’alternativa. “Non è che il campo sintetico non inquini – puntualizza Gianfranco Campa, direttore generale dell’FC Morbio inferiore nonché giardiniere – è tutta plastica e ogni dieci anni va smaltito. Si riproporrebbe dunque lo stesso problema, ma in un’altra forma.”

E quindi andiamo pure di pesticidi. Continuiamo così. Perché il gioco del calcio arriva prima. E quindi sorvoliamo sull’importanza degli impollinatori, sui pericoli che minacciano la loro sopravvivenza. E chi se ne frega se tutto questo ha un enorme impatto sulla sicurezza alimentare di tutti noi. Eppure è dall’attività delle api (e non di un pallone) che dipendono il 90% delle piante da fiori selvatiche, oltre il 75% dei raccolti alimentari mondiali e la resa del 35% dei suoli coltivati. Se non ci fossero gli insetti impollinatori potremmo tranquillamente scordarci di mandorle, mele, cipolle, frutti rossi, cetrioli, zucche, fragole, caffè, cacao e tanti altri alimenti. Però, dai, ci rimarrebbe comunque un bel pallone gonfiato da prendere a calci. 

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