Battiato? Non ci ho mai capito un fico

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Si dice che a un concerto sotto il palco lo aspettasse il premio Nobel per la letteratura Dario Fo, che gli disse. “I testi delle tue canzoni non mi piacciono”

Battiato rispose: “E a me che cazzo me ne frega?” Lapidario, immenso. Questo era uno che della vita aveva capito tante cose.

Io invece, sono nella schiera di quelli che cercavano disperatamente di trovare un senso ai testi di Franco Battiato. E mi stava un po’ sui marroni definirlo “Maestro”. Li ascoltavo, me li scaramellavo nel cervello, cercavo fili di collegamento che mi scivolavano tra i dendriti come sapone nella doccia.

Niente.

Grazie a una buona cultura generale, riuscivo a decifrare brandelli dando un senso a sequenze di una decina di parole. Poi però passava dai gesuiti travestiti da bonzi al lamarasoio elettrico e tornava a i furbi contrabbandieri macedoni…e tutto crollava. E dovevi ricominciare da capo.

Battiato nemmeno mi piaceva un granché, o almeno (che fesso) lo credevo. Poi mi sono ritrovato ieri in auto, ad ascoltare la retrospettiva di Rete Uno gestita da Gianluca Verga, che parlava di Battiato e ne metteva in onda le canzoni. Le sapevo tutte, conoscevo le parole e pure le canticchiavo. 

Ecco perché Battiato era grande. 

Ti piaceva e tu nemmeno lo sapevi. 

E lui, probabilmente da dove è ora, sogghigna sardonicamente pensando “e a me che cazzo me ne frega?”

Se una cosa ci ha insegnato Battiato è quella di perseguire la propria via, quella del samurai, quella del bonzo, quella di qualcuno che vuole arrivare dove gli interessa e in fondo non gliene frega nulla di cosa pensano gli altri, ed è forse la forma di arte più pura, più ingenua e feroce. Perché non fa sconti, ti sbeffeggia e al contempo ti accarezza.

A noi rimane, tra Elisa e l’era del cinghiale bianco, una poesia di trascendenza, quella che potrebbe essere il suo epitaffio, “l’ombra della luce”:

Difendimi dalle forze contrarie,

la notte, nel sonno, quando non sono cosciente;

quando il mio percorso, si fa incerto.

E non mi abbandonare mai…

Non mi abbandonare mai!

Riportami nelle zone più alte

in uno dei tuoi regni di quiete:

È tempo di lasciare questo ciclo di vite.

E non mi abbandonare mai…

Non mi abbandonare mai!

Perchè, le gioie del più profondo affetto,

o dei più lievi aneliti del cuore,

Sono solo l’ombra della luce.

Ricordami, come sono infelice

lontano dalle tue leggi;

come non sprecare il tempo che mi rimane.

E non mi abbandonare mai!

Perché, la pace che ho sentito in certi monasteri,

o la vibrante intesa di tutti i sensi in festa,

sono solo l’ombra della luce.

Siamo davvero solo tapini che vedono solo ombre? Alcuni di noi intravvedono davvero la luce? Era credente Battiato? Io penso che fosse in gran parte acqua, almeno il 60% e per il resto spiritualità. Penso che si arrovellasse, con la consapevolezza che più ci pensava meno si avvicinava alla verità, quella verità che solo le menti eccelse riescono, forse, ad acchiappare, e lo fanno quando dimenticano se stesse. Quando “fanno” per il gusto di fare, per il gusto di riascoltarsi, di dipingersi, di suonarsi. Per diventare loro stessi arte e come Pollock, attendere davanti a una tela bianca che qualcosa dicesse al suo braccio di muoversi e di dipingere. Un sottile equilibrio che ci fa essere un tutt’uno con l’universo. 

E a me che cazzo me ne frega. 

Forse le parole più illuminate per un artista, per un uomo, per un essere divino.

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