Bellinzona, siamo sindaci o caporali?

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A Bellinzona, la mia città, è ballottaggio. Che lo sarebbe stato lo si era già intuito (o temuto) di fronte ai risultati delle comunali dello scorso 18 aprile. Quella risicata sessantina di voti che separavano il sindaco uscente Mario Branda dal municipale Simone Gianini, il più votato in casa liberale, lo facevano presagire. E infatti così è andata. Ma torniamo a quel primo risultato, nell’attesa di sapere fra qualche giorno l’esito del ballottaggio.

Senza dubbio, a Bellinzona, il buon risultato del PLR ha scacciato gli spettri che aleggiavano sul partito. Il disagio di fronte all’operato di Christian Paglia e a quel pasticciaccio brutto brutto che lo ha visto coinvolto nel sorpasso di spesa di oltre cinque milioni in tre cantieri della Capitale, si è però dissolto come neve al sole. Stando al responso delle urne, quell’episodio non si può certo dire che abbia scalfito la fiducia degli elettori che hanno invece premiato il caporale Gianini e compagni.

Hanno premiato soprattutto Simone Gianini detto Sinalco. O almeno così ho deciso di chiamarlo io. Un po’ perché i manifesti elettorali che tappezzano la Turrita ricordano parecchio i colori della bibita zuccherata e gassata, un po’ per il sapore delle parole fin qui spese da Sinalco Gianini cercando di giustificare una scelta che, almeno politicamente, mi sembra un tantinello azzardata. Innanzitutto perché il voto di aprile non cancella l’affaire Paglia e neppure la recente storia politica della città di Bellinzona.

Se all’ombra dei tre castelli, in municipio, siede un sindaco socialista, se Mario Branda è stato eletto, lo si deve anche alle passate lotte intestine in casa PLR. Alle ingordigie liberali-radicali. Come dimenticare la scoppola subita dall’ex presidente del partitone Bixio Caprara che perse contro Brenno Martignoni. Lo stesso Martignoni che pur di svincolarsi dal PLR (che era poi il suo partito) e rimanere aggrappato con unghie e denti alla poltrona di sindaco fondò nientemeno che “Il Noce”, un movimento ormai rinsecchito.

Sì. Perché se lo scopo della politica è quello di progettare il futuro, è quello di amministrare il presente e di guardare avanti, non dimenticare il passato e perfino dare un’occhiata a cosa si cela nell’armadio sarebbe utile. “Ho avvertito una grande spinta popolare che mi ha convinto”, ha detto Sinalco per giustificare la bontà della sua scelta. Io invece ho sentito un tremito nella Forza. Quella forza che si dovrebbe avere nel non ripetere gli sbagli del passato, nel non fare scelte avventate con il rischio di bruciacchiarsi.

“Libertà, innovazione e semplificazione. Concretezza e pragmatismo.” Sono queste le parole che stanno a cuore al buon Simone. O almeno così pare leggendo il suo volantino. Parole che inebriano tanto quanto le bollicine di una bibita zuccherosa. Anche perché nei nove anni da sindaco non si può certo dire che Mario Branda sia stato soltanto chiacchiere al vento e inconcludenza.

Pragmatismo e concretezza. Ora, caro Sinalco, ti eviterò l’elenco delle non poche cose fin qui fatte da Mario Branda e la ragione che io penso ti abbia portato a fare il passo più lungo della gamba. Ma una cosa ancora vorrei aggiungerla. Mia nonna diceva: chi troppo vuole, nulla stringe. Però non possedendo una sfera di cristallo, lo ammetto, non so mica come poi andrà davvero a finire. Magari sarai tu a spuntarla, vedremo. Di sicuro avrai capito che non mi piacciono granché le bibite gassate. Coca-Cola, o altro, poco cambia.

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