Catastrofe umanitaria e sanitaria a Gaza

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Il conflitto israelo-palestinese sembra, da poco, aver raggiunto una fase di tregua. Parlo genericamente di conflitto, perché credo che il termine “guerra” comporti una sorta di simmetria tra le parti, cosa che non avviene in questo caso

Premesso il pieno diritto di Israele ad esistere, il pieno diritto degli israeliani a vivere in pace e in sicurezza. Premesso che i missili di Hamas uccidono degli innocenti e impediscono qualunque accordo tra le due parti… Tutto ciò premesso, la risposta di Israele sulla Striscia di Gaza risulta drammaticamente sproporzionata, soprattutto quando colpisce soggetti estranei ai motivi del conflitto. Donne, uomini e bambini già vittime di una ormai storica ingiustizia che li relega in questa enclave senza pace. Adesso si aggiungono gli effetti di attacchi che si dicono mirati, ma che in realtà risultano devastanti. 

Così, dopo 11 giorni di bombardamenti, a Gaza si registra una vera e propria catastrofe umanitaria e sanitaria legata al coinvolgimento di obiettivi non propriamente militari. Danni collaterali o obiettivi mirati? Apriamo il sito 

(truthout, la verità che salta fuori…) e dal report di due bravi giornalisti, Amy Goodman e Juan Gonzalez, leggiamo che ad oggi si registrano 230 vittime, tra cui 61 minori e 36 donne, e che il numero dei feriti supera i 1.400. 

Gli attacchi aerei hanno colpito 18 tra ospedali e strutture sanitarie, dato confermato dalla World Health Organization. Qualche giorno fa è rimasto ucciso il Dott. Ayman Abu al-Ouf, che coordinava le iniziative per fronteggiare il Covid-19 allo Shifa Hospital, il più importante ospedale di Gaza. Il medico era inoltre responsabile del training dei giovani medici. Abitava vicino all’ospedale, e assieme a lui sono morti due figli, mentre la moglie, il padre e altri figli piccoli sono rimasti sotto le macerie. Di loro al momento non si sa niente. Un altro autorevole medico dello Shifa Hospital è stato ucciso, il Dott.Mooein Ahmad al-Aloul, uno dei pochi neurologi a Gaza. Israele ha bombardato l’ingresso e molte delle strade che portano a questo importante ospedale, rendendo estremamente difficoltoso il soccorso ai feriti. Le bombe hanno danneggiato l’unico laboratorio dedicato alla diagnosi del Covid-19. Oltre a banche, asili, industrie, edifici governativi, è stata colpita una struttura di Médicins sans Frontières: ambulatori, la centrale di sterilizzazione e uffici. Come ha riferito il portavoce della stessa Organizzazione alcuni giorni fa, le strade di accesso alla clinica sono distrutte. E’ stato centrato l’ingresso del Al-Aqsa Hospital in Deir al-Balah.

La principale centrale elettrica del Paese è danneggiata, ed ora l’elettricità è disponibile per sole due ore al giorno. Si stanno usando generatori, ma scarseggia il carburante per farli funzionare. E’ stata distrutta una torre per la diffusione di internet, per impedire comunicazioni e fughe di informazioni all’esterno. Anche il campo profughi di al-Shati, prossimo alla costa, è stato colpito. Da 12 a 15 persone sono morte, solo un bimbo di cinque mesi è sopravvissuto. 

A tutto questo si aggiunge che, indipendentemente dal conflitto, tra la popolazione di Gaza 230 persone muoiono in media ogni giorno a causa del Covid-19. E che ospedali, Terapie Intensive e reparti sono sovraccarichi e non hanno più possibilità di accogliere nuovi pazienti. L’interruzione dell’energia elettrica impatta sulle attività negli ospedali, soprattutto sugli interventi chirurgici e sulla cura dei pazienti più gravi sottoposti a ventilazione meccanica. E come detto, è stato distrutto l’unico laboratorio che stoccava i vaccini e che era in grado di eseguire lo screening per il Covid-19. I bombardamenti hanno praticamente interrotto i programmi di vaccinazione. Tutto questo inevitabilmente porterà a un incremento dei decessi per polmonite interstiziale. 

Inutile ogni commento, siamo di fronte a una catastrofe umanitaria e sanitaria la cui proporzione poco emerge dai più diffusi canali di informazione.

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