Dai, tutti a caccia di elefanti!

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E chi se ne frega se sono pericolosamente a rischio d’estinzione. In Zimbabwe, per raggranellare qualche dollaro con il quale si cercherà di risollevare il Paese dalla grave crisi che sta attraversando, il governo locale ha avuto la brillante idea di mettere in vendita cinquecento licenze di caccia per uccidere altrettanti elefanti entro la fine di quest’anno. Insomma, malgrado a molti di noi possa sembrare una follia, più gli animali rischiano di scomparire dalla faccia della Terra, più sono protetti, e più si trasformano in preziosi e ambiti trofei di caccia. 

Dalle balene agli elefanti passando per le tigri, le specie animali che dovremmo tutelare invece che ammazzare senza pietà, sono sempre di più. La lista s’allunga ogni giorno. Eppure, chissà com’è, queste povere bestie invece di suscitarci compassione, finiscono per alimentare l’indole del killer che c’è in noi. La decisione presa dal Paese africano, com’era prevedibile non e passata inosservata e, attenendosi a un copione ormai rodato, è stata subito condannata con fermezza dalle associazioni ambientaliste di tutto il mondo. 

Eppure i fatto di monetizzare i pachidermi, anche a costo di doverli abbattere per sport, è ormai ufficiale. A dare l’annuncio è stato un portavoce del governo che ha giustificato questa scelta con il crollo delle entrate del settore turistico, messo in ginocchio dalla pandemia di Covid-19. “Mangiamo quello che uccidiamo. Abbiamo un budget di circa 25 milioni di dollari per le nostre operazioni, budget che in parte viene ricavato dalla caccia sportiva” – ha infatti ribadito il portavoce Tinashe Farawo – “Ma sapete bene che il turismo è praticamente morto a causa della pandemia da coronavirus”.

Stando all’ultimo censimento, effettuato nel 2014, lo Zimbabwe contava una popolazione di circa 8’400 elefanti che, con questo via libera alla caccia, finirà per assottigliarsi drammaticamente. Qualcuno potrà obbiettare che sono africani. È per loro natura incivili. Ma intanto nel aver fatto una scelta quantomeno assurda sono, come al solito, in ottima compagnia. Insieme a giapponesi, cinesi e perfino a noi svizzeri che, appena due anni fa, avevamo deciso (contro i parere di tutti) di riaprire la caccia agli stambecchi. Perché il disprezzo dell’uomo per la vita, soprattutto per quella animale, è un cancro universale. Una vergogna a dispetto del dove.

È dura ammetterlo, ma c’è chi gode nello sparare a un animale inerme, meglio ancora se a rischio d’estinzione. Malgrado l’uomo abbia nelle sue mani le sorti del Pianeta e delle specie viventi che lo popolano, troppo spesso prova il bisogno di sentirsi vivo e si sente tale solo accoppando tutto ciò che intorno a lui respira. Un istinto assassino che unito a una buona dose di sadismo diventa un mix micidiale. Questo siamo. È anche questa la nostra natura. E non ammetterlo, non fare i conti con tutto ciò, significa avere le fette di salame sugli occhi. La stessa cecità di chi non si rende conto di quale disastro sia, di cosa davvero significhi autorizzare la mattanza degli elefanti.

Condanniamo fermamente la caccia ai trofei, una pratica che mette in agitazione gli animali selvatici e intensifica i conflitti tra uomini e vita selvaggia – ha tra l’altro fatto sapere uno dei rappresentanti di un’organizzazione impegnata nella difesa dei diritti umani e ambientali nello Zimbabwe – È quasi certo che le famiglie di elefanti all’insensata sparatoria nei confronti dei loro familiari si vendicheranno con gli abitanti dei villaggi locali.” E a farne le spese, oltre gli elefanti che tendono ad essere molto protettivi nei confronti dei membri della loro famiglia, saremo ancora una volta noi. Perché la guerra non fa che alimentare altra guerra.

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