Donne, povere, sognatrici…eppure osarono

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Una storia al femminile di tanto tempo fa, una storia di emigrazione “capace di parlare a noi” oggi. Merito della scrittura di Maria Rosaria Valentini.

Siamo in un paesino povero, di montagna, nella Valle di Comino (in Ciociaria). Siamo nel 1885, “ma lei non lo sapeva, conosceva le stagioni e quelle le bastavano“, si affretta a sottolineare la scrittrice presentando una delle due protagoniste, Lucietta. Una bambina cui “toccava occuparsi della casa, già da tanto ormai“. Maria Rosaria Valentini in questa sua nuova esperienza letteraria fa i conti con le proprie origini familiari, situandola nella terra dei suoi avi. Lo fa con un romanzo storico leggibilissimo anche con i nostri occhi: una storia di amicizia, di formazione, di emigrazione dalla parte delle donne. Pronte a crescere sfidando… tutto. “Eppure osarono” è il potente quanto significativo titolo.

Un romanzo scritto con uno stile inconfondibile, radente la lirica: ogni parola sembra soppesata, ogni rigo letto e riletto, ogni frase contestualizzata al punto giusto nell’architettura testuale, Valentini non teme gli ostacoli ed evita farmaceuticamente i facili clichés.

La trave portante del romanzo è costituita dalle due protagoniste-amiche. La già citata Lucietta, per forza adulta fin da subito: a lei toccano i lavori domestici più duri, ivi compreso il rifornimento dell’acqua con le pesanti giare da trasportare (bellissima la foto di copertina!). Poi quando per la prima volta ha le mestruazioni mamma e nonna “la frugano” quasi concitate, provocando la significativa reazione: “Basta! Basta! Ma le due erano sorde, parevano intente a preparare una sposa o una morta, chissà“. 

Da qui il sogno-progetto di partenza, verso chissà dove. Ha sentito che in giro ci sono pittori alla ricerca di modelle, offrendo in cambio ospitalità in blasonate città. Uno di questi sta proprio ciondolando nelle strade del piccolo agglomerato montano. 

La seconda, Lia, diventa donna in modalità più cruda ancora. Viene violentata da un vecchio e come vendetta lo continua a frequentare, fino al rimanere incinta: solo a questo stadio, senza dire nulla a nessuno, si sente pronta per partire. Un gesto di ribellione potente, di primo acchito incomprensibile eppure … . 

Ad accompagnare le due vi è Severino, non si sa se legato a Lucietta da una forma di quasi o di troppo amore.  

Il viaggio della speranza dei tre trova soluzione in una Parigi assai diversa dai sogni alimentati nella valle di Cumino. Lia, diventata mamma, bene o male trova sistemazione andando a fare da nutrice ad un neonato di ricca famiglia, Lucietta invece, con Severino, viene condannata ad una dura clandestinità. Un’esistenza stanziale, che si risolve in un trasporto dal bugigattolo dove è costretta a vivere fino all’atelier dell’artista che in pratica l’ha coinvolta nell’avventura. Nulla di pruriginoso fra i due ma … tanto immobilismo, noia. In pratica si ritrova a Parigi ma è come se si trovasse in una qualsiasi altra città. Il romanzo diventa duro, i dialoghi riprendono il dialetto come a testimoniare una nostalgia  che si fa dirompente: “subiva una sorta di scioglimento, liquefazione e allora, per consentire alla mente di non svanire, concentrava i ricordi sull’acqua della fonte che sbalzava dalle rocce proiettando voci e forze. E l’acqua, come sempre, si faceva balsamo“.

Come si può desumere da questa citazione la scrittura di Rosaria Valentini non ha nulla a che vedere con la narrativa piana: c’è ricercatezza, poesia, condensazione e profondità. Il viaggio non è solo quello fisico ma anche quello interiore. E non è solo quello delle nostre protagoniste ma anche di tanti e tante altre, senza distinzioni di epoche storiche. Con un duro insegnamento.

“Eppure osarono”, 2021, di Maria Rosaria Valentini, ed. Francesco Brioschi, 2021, pag.175, Euro: 18,00.

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