Funivia Mottarone: freni manomessi

Pubblicità

Di

Ascoltando le ultime notizie sulla rovinosa caduta della funivia del Mottarone, rotolata poi nella pineta sottostante per quasi cinquecento metri, si rimane di stucco e con un senso di angoscia che sale dallo stomaco.

Già le storie delle persone ci commuovono, quelle dei 14 morti, sballottati tra le lamiere per quell’ultimo tremendo viaggio. I fidanzati che stavano per sposarsi, i bisnonni che erano venuti a trovare il nipotino. Storie di gioia finite in tragedia, dove quella che doveva essere una gita gioiosa in una giornata di sole, si è trasformata in un abisso di dolore (leggi qui).


Ora dopo l’alacre lavoro degli inquirenti, si scopre che il disastro è dovuto non a un guasto o a un errore umano, ma all’aver ignorato volutamente dei segnali d’allarme dell’impianto. La dinamica la possiamo leggere dal sito dell’ANSA:

“L’analisi dei reperti ha infatti permesso di accertare che “la cabina precipitata presentava il sistema di emergenza dei freni manomesso”. Per gli inquirenti, il ‘forchettone’, ovvero il divaricatore che tiene distanti le ganasce dei freni che dovrebbero bloccare il cavo portante in caso di rottura del cavo trainante, non è stato rimosso. Un “gesto materialmente consapevole”, per “evitare disservizi e blocchi della funivia”, che da quando aveva ripreso servizio, presentava “anomalie”.

Detto in parole povere, per non lasciare inoperosa la funivia per la manutenzione, che avrebbe tenuti fermi gli impianti per un paio di settimane, si è preferito ignorare i segnali d’allarme. “tanto non capita niente” si saranno detti i responsabili. I motivi? Abbastanza ovvi: il Covid che ha tenuto fermo il turismo per mesi, le perdite finanziarie, quella certezza del maledetto “tanto non capita niente”.

Lo insegniamo sempre ai nostri figli, anche se poi non ci ascoltano mai:

“Fai attenzione”

“Ma tanto non capita niente”

“Non capita niente finché capita”.

Parole dettate dalla saggezza, dall’esperienza, dalla previdenza, perché non si gioca col fato. Anche se manomettere il freno d’emergenza non è giocare col destino, è dare in mano al destino delle carte che gli possono permetter di fare scala reale. Una scala reale di picche, che ha portato alla scomparsa di 14 vite.

Dopo dodici ore di interrogatori coi tecnici e con persone informate dei fatti, il cerchio si è inesorabilmente stretto. Fermati dalla polizia Luigi Nerini, il proprietario degli impianti, il direttore degli stessi e il capo servizio operativo.

Nerini esprimeva ieri tutto il suo dolore (comprensibile) e lamentava di essere “messo in croce”. L’avvocato di Nerini dichiara che il suo cliente, per i controlli, si affidava alla ditta Leitner, con la quale aveva un contratto esclusivo di manutenzione, e dalla quale aveva acquistato l’80% delle funivie Mottarone.

Il tempo passerà e si accerteranno le colpe. Rimane quel dolo maldestro e stupido, che per sottovalutazione ha portato a quelle 14 morti. Morti evitabili, morti che pesano inevitabilmente, sulle coscienze di tutti gli attori di questo dramma.

Immaginiamo anche solo le ore di inferno che hanno vissuto i tecnici addetti alla manutenzione e ai controlli, con magari la convinzione di aver sbagliato qualcosa, quando invece c’era la mano dell’uomo a favorire l’incidente. Immaginiamo l’angoscia di chi quella mattina, prima del disastro, era salito a bordo di quella scatola di latta verniciata di morte.

La procuratrice di Verbania, Olimpia Bossi ha precisato con parole che già sembrano una sentenza: 

“…nella convinzione che mai si sarebbe potuto verificare una rottura del cavo, si è corso il rischio che ha purtroppo poi determinato l’esito fatale”.

Ma quel cavo si è rotto, massacrando quelle persone come in un tritarifiuti. È il destino, il fato o semplicemente la stupidità disperatamente umana, a cui nessuno di noi può sottrarsi.

Pubblicità

GAS è gratuito, perchè riteniamo fondamentale che il maggior numero di lettori possibile possa avere un’informazione alternativa rispetto alla stampa ufficiale.

Il nostro lavoro, tuttavia, comporta degli investimenti. Abbiamo scelto di non ricorrere alla pubblicità per non “sporcare” il sito con annunci pubblicitari, e mantenere la nostra indipendenza rispetto al mondo imprenditoriale ed economico. Ci sosteniamo solo tramite le adesioni dei nostri soci e le donazioni dei nostri lettori.

Se anche tu vuoi aiutarci ad andare avanti nel nostro lavoro di informazione indipendente e alternativa, puoi contribuire diventando socio di GAS oppure con una donazione libera. Grazie per il tuo supporto.

NO,GRAZIE!